URBINEIDE: UMANISTI IN EPOCA SCIENZIATA

urbineideÈ impossibile non commuoversi leggendo l’Urbineide di Umberto Brunetti, poema goliardico in terzine dantesche, che racconta alcuni squarci della vita urbinate di un gruppo di brillanti studenti di Lettere, ben consapevoli del triste futuro che li aspetta, cioè la disoccupazione, causato anche dalla laurea che hanno scelto, ma tenaci nel rivendicare l’importanza della poesia e dell’arte in generale nella società contemporanea.

Già dall’scrizione sulla porta della Facoltà capiamo la prima impressione di questi ragazzi:

Per me si va a la Facoltà dolente,

Per me si va a la disoccupazione,

Per me si va tra la malnata gente.

Essi inoltre non amano il faticoso lavoro del filologo:

Chi qui s’addentra per torturazione

Sì tanta subirà filologia

Da perdere la vista et la ragione.

Capisco che a vent’anni il difficile compito di stabilire un testo e comprenderne a pieno il significato nel suo contesto storico e linguistico può attrarre poco, ma in realtà questa è la parte più seria e più profonda del lavoro letterario. E questi studenti di Urbino ringrazieranno che il nostro Corso di Lettere li abbia “giustamente” torturati!

E così si definiscono:

Per noi che banda di sbandati siamo

Per noi umanisti in epoca scienziata,

per noi c’è la poesia, che noi amiamo.

Dunque il problema che Brunetto e i suoi compagni si trovano ad affrontare è quello che oggi impegna le riflessioni di molti: che ruolo hanno gli studi letterari in un mondo dominato dalle scienze naturali e dalla tecnica?

Nel numero 7 della rivista fondata da questi studenti avevo provato a dire qualcosa su tale argomento, ma adesso vorrei soffermarmi brevemente sul percorso umano raccontato dall’autore.

Fondato il gruppo “La resistenza della poesia”, i ragazzi organizzano una serie di letture di poesie nelle locande urbinati, che però vanno per lo più deserte. Demoralizzati, si rendono conto che il pubblico vuole soprattutto ridere e così si impegnano in un gruppo teatrale, che mette in scena diverse commedie con importanti successi a Urbino e anche nel resto d’Italia, fino all’istituzione del Centro Teatrale Universitario Cesare Questa, un importante successo culturale e politico. Non solo, la rivista “La resistenza della poesia”, prima cartacea, poi virtuale, è arrivata al numero 13 e speriamo continui le sue pubblicazioni.

Dunque i nostri donchisciotteschi cavalieri continuano la loro battaglia senza spade. Auguro loro un successo straordinario, sperando che non dimentichino quanta umanità ci sia nella scienza. E che forse il nostro compito più difficile oggi è proprio quello di esplicitare questa poesia che si nasconde nell’apparentemente fredda era digitale.

VF

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