UNA POSSIBILE ETICA PER LA POLITICA ECONOMICA

business-ethicsLa categoria dell’Etica in quanto tale, definita, se possibile, in maniera assoluta, male si coniuga con la pratica della Politica Economica.

Mentre la prima rappresenta la quintessenza del Valore, inteso come riferimento superiore rispetto alle dinamiche proprie delle relazioni tra gli attori che la perseguono, la seconda appare più come arte del possibile, spesso minimale rispetto agli obiettivi che vengono ritenuti plausibili.

In particolare nel periodo conseguente all’avvio della fase recessiva delle economie occidentali, la politica Economica, in ogni paese europeo e nordamericano, nessuno escluso, ha rappresentato di fatto il trionfo delle logiche di breve, poco inclini a valutazioni Etiche e molto al Ritorno immediato sugli investimenti, sia privati sia pubblici, sia materiali sia immateriali.

La reale sfida che abbiamo di fronte è quella di cogliere la vera opportunità di questa lunga fase socioeconomica e morale (o immorale, almeno finora). E’ la sfida della lotta all’immoralità ed alla perversione del modello di sviluppo che ci ha accompagnato fino ad ora e che ha miseramente fallito nell’adattarsi alle necessità emerse nell’ultimo decennio.

Infatti il modello di sviluppo invalso ha determinato nelle economie cosiddette sviluppate, in questi ultimi 8 anni di disagi procurati dall’ingordigia del capitale finanziario e dalle sue aberrazioni inconcepibili, un significativo dilemma etico, sintetizzabile come segue:

  • Le minori risorse economiche/finanziarie disponibili si sono sempre più concentrare in pochi soggetti
  • Le risorse naturali sono state continuamente saccheggiate anziché essere preservate
  • Il divario nell’accesso all’istruzione qualificata tra le varie classi sociali si è accentuato
  • Le distorsioni ulteriori procurate dalla finanza non si sono placate, ed anzi hanno provato a perseguire nuove perversioni a favori di pochi ed a danno di molti.

Ma siamo sicuri che non possa esistere una nuova strada che riavvicini Economia ed Etica? Ovvero che non sia praticabile una Politica Economica, come prassi operativa del pensiero congetturale dell’Economia Politica, capace di rilanciare Valori significativi capaci di assicurare

  • L’armonia delle relazioni con il Pianeta
  • Un effettivo processo di redistribuzione del reddito
  • La più ampia garanzia per tutti di procedere verso l’accesso alle fonti del sapere
  • L’annullamento del primato della Finanza sull’economia, fino al punto di effettivo equilibrio?

L’idea che intendo sostenere con questo scritto è la seguente: la dimensione Etica dell’attività economica si potrà realizzare compiutamente attraverso un programma strutturato di Politiche dell’Economia che diano risposte agli obiettivi strategici globali sopra delineati.

E perché tali obiettivi siano perseguibili ed effettivamente perseguiti, è fondamentale arrivare ad una visione d’insieme: il contesto è quello della Politica Economica che diventa Etica in quanto privilegia il benessere globale in una logica sistemica.

La Politica Economica Etica deve porsi obiettivi Alti, assoluti, per i quali la variabile dipendente che si vuole mettere al centro delle riflessioni e delle iniziative abbia in sé una dimensione profondamente valoriale.

Inevitabilmente, la Politica Economica Etica sceglie come primario obiettivo la variabile dipendente per eccellenza, il Lavoro, o per meglio dire la Dimensione degli Occupati (DO) intesa come valore assoluto e come percentuale sull’universo di coloro che si qualificano come interessati a ricercare un’occupazione ed a mantenerla.

Posso affermare che la Politica Economica è Etica quando interpreta il raggiungimento del massimo livello di DO plausibile, come effettivo strumento per la redistribuzione del reddito, della sicurezza sociale, della qualità della vita e dell’ambiente.

Ne deriva che una dimensione Etica prevalente è quella relativa alla creazione di nuovi Posti di Lavoro (PL), che diviene possibile raggiungere in prima battuta grazie all’individuazione di strategie sistemiche di sviluppo (Piano Strategico Sovrannazionale o Nazionale), favorite a loro volta da

  • Condizioni ambientali globali adeguate
  • Strumenti normativi e gestionali idonei.

Per le prime, vale come punto di partenza la sistematizzazione effettuata da Richard Florida, che alcuni anni orsono individuò le 3 T dello sviluppo Creativo: Talento, Tecnologia, Tolleranza. In ambienti così caratterizzati (come indicati anche da Moretti ne La nuova geografia del lavoro), prolifica la creatività capace di generare nuove opportunità di crescita e l’avvento di nuove professioni.

A mio avviso, oggi il modello va implementato arrivando alle 5 T della Politica Economica Etica

  • Le 3 T di Florida per la creazione delle caratteristiche di fondo del processo come sopra citato
  • La quarta T di Terra, ovvero la costruzione di un percorso tutto nell’alveo della ripresa della relazione con il Pianeta e l’assimilazione del suo esempio di funzionamento anche per lo sviluppo economico (Gunther Pauli, Blue Economy e Blue Economy 2.0)
  • La quinta T di Trasferimento Innovativo, che sta a significare la capacità di un sistema di far viaggiare le innovazioni, in particolare quelle favorevoli alla job creation (creazione di nuove opportunità di lavoro), in maniera estremamente spedita e senza intoppi di sorta.

Quindi, l’equazione teorica di fondo della Politica Economica Etica si può così identificare:

max DO = PL attuali + PL nuovi

PL nuovi = f(5T)

Quindi

max DO = PL attuali + f(5T)

 Diventa però altrettanto rilevante individuare in quale scenario e contesto le 5T si possono applicare al fine di ottenere la massimizzazione del loro impatto. Esse mutano di paese in paese e da un contesto all’altro, quindi possono e devono essere identificate in maniera specifica e con caratterizzazione flessibile.

In questa sede, mi limito ad elencarle con riferimento precipuo al sistema socioeconomico italiano, in una valutazione attualizzata al momento della scrittura del presente testo.

Lo Scenario della Politica Economica Etica per l’Italia dal 2016 in avanti può essere così sinteticamente rappresentato:

  • Accrescere le prospettive di rilancio delle grandi imprese attraverso strutture di facilitazione (politiche industriali, dei servizi, fiscali) laddove le stesse rendano operanti fattive  strategie di redistribuzione del reddito netto dal capitale e dal management verso il lavoro.
  • Favorire – sempre tramite scelte applicative di politica economica – le Unioni di Imprese affini (orizzontali e verticali) per una maggior strutturazione e per l’esplosione degli investimenti in ricerca & sviluppo.
  • Sostenere il nuovo sviluppo di modelli cooperativi, anche diversi da quelli consolidati, modelli che per loro natura si sviluppano nel senso di una distribuzione del reddito a favore del lavoro.
  • Incentivare i processi di accelerazione verso la fabbrica 4.0, che può rappresentare l’effettiva opportunità di rilancio di un sistema industriale diffuso e parcellizzato come quello italiano e la sua competitività nel contesto internazionale.
  • Favorire la trasmissione dei lavori artigianali e delle imprese artigiane “a fine corsa” a giovani subentranti con modelli di patto generazionali favoriti legislativamente.
  • Praticare la logica dello sviluppo territoriale integrato che consente ottimizzazione delle risorse e minori sprechi di ogni genere. Favorire lo sviluppo locale dei territori non urbani, ed anche di quelli marginali, attraverso incentivi alla valorizzazione delle produzioni di territori definiti.
  • Sostenere le opportunità derivanti dalle economie integrative e complementari: economia circolare, moneta integrativa, logiche del riuso e del riciclo che possono, ben combinate, favorire nuova occupazione.
  • Applicare i concetti della Blue economy per operare secondo le logiche dell’economia orientata all’ambiente (come auspicato negli anni settanta da Georgescu-Roegen e come ben testimoniata dalla bioeconomia di oggi, e dalle imprese veramente sostenibili).
  • Stimolare le startups che promuovono i concetti di innovazione e partecipazione, al fine di operare da subito per creare un’economia partecipativa ad alta concentrazione di lavoro.
  • Promuovere la messa in opera di iniziative strategiche strutturate ed effettive in ambito territoriali, quali i piani strategici delle Città metropolitane, considerando il tempo come una variabili assolutamente essenziale e da rispettare secondo scadenze e criteri definiti.
  • Sostenere la riqualificazione del lavoro nella pubblica amministrazione, con lo sviluppo di servizi inerenti la ricerca, l’istruzione e la salute, e l’investimento sui servizi della cultura e del turismo anche utilizzando risorse (soprattutto umane) già presenti in organico.
  • Spingere sulla massima qualificazione dei servizi avanzati per il lavoro e l’impiego, con programmi di formazione e reinserimento mirati, a livello globale e di singolo territorio.

Che risultati possono derivare dal modello Etico della Politica Economica? Anche solo a parità di Valore Aggiunto nazionale, ad esempio, una politica redistributiva del reddito avrebbe un evidente effetto leva sul rilancio di un paese, agendo sul versante dei consumi quotidiani costanti (sposterebbe risorse a favore di chi spesso non ne ha abbastanza neppure per le necessità quotidiane, quindi risorse rimesse immediatamente in circolazione). Ma chiaramente non ci si accontenta di questo. Mi propongo di effettuare simulazioni più specifiche: non credo però di discostarmi molto dal plausibile sostenendo che, in un contesto caratterizzato dalle mie 5 T, l’applicazione delle 12 iniziative strategiche della Politica Economica Etica potrebbe portare, in 4-5 anni, al recupero del milione di Posti di Lavoro persi dal 2008 ad oggi.

Maurizio Morini

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