UNA BIBLIOTECA CHE GENERA SAPERE

imagesVale forse la pena di soffermarsi sul recente Framework for Information Literacy for Higher Education, un documento redatto da una commissione dell’Association of College & Research Libraries (ACRL) nel febbraio 2015, adottato nel gennaio 2016 e nel frattempo tradotto in italiano da un gruppo di studio dell’Associazione italiana biblioteche con il titolo Un quadro di riferimento per la competenza informativa per gli studi universitari.

Le problematiche dell’Information Literacy stanno assumendo una certa importanza nel settore delle biblioteche accademiche, molte delle quali organizzano corsi strutturati, in presenza o a distanza, di alfabetizzazione informativa e sfruttano momenti anche informali di orientamento degli studenti finalizzati a questo obiettivo.

Sta cambiando qualcosa: le biblioteche accademiche intendono sempre più caratterizzarsi come nodi di una rete globale e interconnessa di risorse, accessi e servizi e hanno riscoperto una loro peculiare funzione formativa, proponendosi come luoghi fisici e digitali nei quali possono essere trasmesse, e quindi acquisite dagli studenti, a) nuove competenze e abilità di ricerca, localizzazione e recupero di dati e risorse informative; b) nuove capacità nell’impiego efficace di queste risorse, per collegarle tra loro e situarle al meglio nei processi individuali e sociali di esperienza e conoscenza.

La rete – la crescente complessità e varietà di forme e ambienti che essa rende disponibili per le dinamiche della ricerca e della comunicazione scientifica – spinge le biblioteche accademiche verso approdi che oltrepassano le tradizionali funzioni di mediazione e accesso ai documenti: si realizzano oggetti, contenuti e collezioni digitali; si adottano soluzioni e dispositivi di servizio ad alta intensità tecnologica; si integrano fonti e materiali; si investe sul Web sociale e sul Web semantico; si praticano spazi e opportunità di progettazione comune con i docenti, i professionisti IT, gli aggregatori di risorse e così via. In particolare, si stanno affermando stili di relazione e interazione con gli utenti che puntano a dislocare il contributo delle biblioteche, e l’esercizio stesso della professione bibliotecaria, direttamente nei contesti (aule, laboratori, gruppi di progetto, riviste e archivi open access, sedi editoriali accademiche, anagrafe della ricerca ecc.) in cui si svolgono le attività didattiche, si aggregano dati e informazioni, maturano occasioni e presupposti di produzione scientifica e intelligenza collettiva. Sia pure con evidenti ritardi in alcuni atenei, le biblioteche accademiche tendono, in parte, a trasformarsi in laboratori nei quali la conoscenza è certo acquisita, conservata e diffusa, ma in più è variamente generata a vantaggio della comunità universitaria e della collettività.

Lo sviluppo di competenza informativa negli studenti è un passaggio fondamentale di questo discorso, passaggio che può essere affrontato efficacemente solo grazie alla collaborazione tra docenti sensibili e aperti e bibliotecari disposti a ripensare il proprio ruolo professionale.

Il Framework ACRL offre una discreta traccia di riflessione e lavoro. Rappresenta, peraltro, una svolta nella stessa letteratura sul tema, giacché ora l’accento cade, più convintamente che nel passato, non solo sulla trasmissione di abilità e capacità informative, ma anche sull’esigenza di coinvolgere gli studenti nei processi reali di trattamento e condivisione di dati, informazioni e conoscenze. La definizione stessa di Information Literacy ne esce apprezzabilmente arricchita: «La competenza informativa è un insieme di capacità integrate comprendente la scoperta riflessiva dell’informazione, la comprensione di come l’informazione è prodotta e valutata e l’uso dell’informazione per creare nuova conoscenza e partecipare eticamente alle comunità di apprendimento»[1].

Il documento da un lato invita i bibliotecari a intensificare gli scambi con i docenti e ad attuare programmi per la competenza informativa in grado di ampliare le opportunità di apprendimento per gli studenti, dall’altro chiede ai docenti di impegnare maggiormente i ragazzi in percorsi e attività focalizzati sulle idee e sui concetti chiave riguardanti l’informazione e la ricerca nelle singole aree. Si tratta, in altre parole, di far emergere le abilità informative che in un dato dominio disciplinare, o in uno spazio transdisciplinare, gli studenti devono procurarsi (per esempio, imparare a usare le fonti primarie nel caso della storia; recuperare e gestire set consistenti di dati nel caso delle scienze ecc.). Occorrerebbe, inoltre, aiutare «gli studenti a percepire se stessi come produttori di informazione, sia individualmente che in modo collaborativo»[2].

Il Framework si ispira dichiaratamente ai “concetti soglia” (threshold concepts) di Grant Wiggins e Jay McTighe[3]. Sono i concetti fondamentali da “attraversare” per raggiungere una piena e matura consapevolezza delle pertinenze di una disciplina, delle sue prospettive di ricerca, delle modalità operative, della strumentazione da utilizzare, di come crescere, esprimersi e relazionarsi in quel settore di studi ecc. I concetti soglia per la competenza informativa sono stati identificati, in questo caso, mediante un’indagine Delphi.

Il cuore metodologico del Framework, che comunque non vuole avere carattere prescrittivo, sta poi nell’uso di sei cornici concettuali[4], a ciascuna delle quali sono associati obiettivi di apprendimento sotto forma di pratiche di conoscenza (specifiche capacità o abilità derivanti dalla comprensione di un concetto soglia) e di un insieme di attitudini (propensione a pensare ovvero a operare in un determinato modo).

Senza ignorare il parere di chi considera fragile il fondamento scientifico di questo impianto, e ricordandosi di contestualizzarne linguaggio e retroterra concettuale, può partire da qui un confronto utile fra docenti, bibliotecari e studenti su come promuovere nelle università originali esperienze partecipative sia per la formazione di competenze disciplinari (e di pensiero critico) da spendere negli ambienti digitali e di rete sia per allargare le stesse basi produttive dell’informazione necessaria alla ricerca.

Giovanni Di Domenico

 

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[1] ACRL, Un quadro di riferimento, cit.

[2] Ibidem.

[3] G. Wiggins, J. McTighe, Understanding by Design. Alexandria, VA: Association for Supervision and Curriculum Development, 2005.

[4]Le cornici sono definite così: «L’autorevolezza è il risultato di una costruzione ed è contestuale; la creazione di informazione è un processo; l’informazione ha valore; la ricerca è un’indagine; il sapere scientifico è una conversazione; il cercare è un’esplorazione strategica».

 

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