STORIA DI UNA COMETA

VAN, TURKEY - AUGUST 12: Perseid meteors streak across the sky during the annual Perseid meteor shower above Van Lake, in eastern Turkey, Van on August 12, 2016. (Photo by Sitki Yildiz/Anadolu Agency/Getty Images)

Quattro miliardi e seicento milioni di anni fa a circa cinque miliardi di chilometri dalla Terra cominciò a orbitare attorno al Sole una cometa costituita di ghiaccio, anidride carbonica e poco altro, il cui nucleo era di circa venti chilometri. L’orbita ellittica molto allungata la portava lontanissima dal Sole e poi più vicina con un periodo di 133 anni.

In quel tempo si stava formando il sistema solare, cioè il Sole, la Terra, gli altri pianeti e altri oggetti che ruotano attorno al Sole tutti più o meno sullo stesso piano, segno che probabilmente hanno un’origine comune.

Questa cometa, nel suo lunghissimo peregrinare attorno al Sole, lascia dietro di sé detriti distribuiti lungo la sua immensa orbita.

Tra il 10 e il 12 agosto la Terra attraversa il punto più ricco di materiali dell’orbita della cometa e i detriti, per alcuni giorni, di notte diventano visibili nella nostra atmosfera.

Già Plutarco ne conosceva l’esistenza, attribuendo queste fiammelle al corteo di Priapo, dio della fecondità. S. Lorenzo venne ucciso in quei giorni, si dice, nel 258 d. C. e ora quelle luci cadenti vengono associate dai cattolici alle lacrime per il suo martirio.

Una delle prime comete che l’uomo ha studiato con attenzione è quella di Halley. Quest’ultimo nel 1682 capì che essa diventava visibile sulla Terra ogni 76 anni e che sarebbe apparsa di nuovo nel 1758, come effettivamente avvenne. Secondo i calcoli di Halley essa passava molto vicino alla Terra. E si diffusero leggende che avrebbe colpito la Terra e l’avrebbe distrutta come castigo divino. Per questo Pierre Bayle scrisse i suoi famosi Pensieri sulla cometa, attaccando la visione idolatra secondo cui Dio punisce i cattivi su questa Terra. Punto di vista già sconfessato qualche secolo prima di Cristo dagli autori di Giobbe.

Ma torniamo alla storia della nostra cometa nata quattro miliardi e seicento milioni di anni or sono. Solo nel 1862 essa venne scoperta e identificata indipendentemente da 2 astronomi: Swift e Tuttle; per questo oggi si chiama appunto “cometa Swift-Tuttle”.

Pochi anni dopo, nel 1866, il grande astronomo e storico della scienza italiano Schiaparelli mise in connessione le lacrime di S. Lorenzo e la cometa di Swift-Tuttle, capendo che le prime erano causate dall’attraversamento dell’orbita della cometa da parte della Terra.

E quelle fiammelle non sono stelle, ma piccole particelle di polvere che viaggiando a velocità altissima nell’atmosfera si dissolvono emettendo un lampo di luce. Esse vengono chiamate “Perseidi”, perché a noi appaiono vicine alla costellazione di Perseo, con la quale, però, non hanno nulla a che fare.

E trent’anni dopo, Giovanni Pascoli scriveva, in memoria di suo padre assassinato il 10 agosto 1867: “San Lorenzo, io lo so perché tanto / di stelle per l’aria tranquilla / arde e cade, perché sì gran pianto / nel concavo cielo sfavilla”. Il naturalista Pascoli, allievo a Urbino di Serpieri, conosce bene la natura di quelle fiammelle, che descrive con efficacia nell’espressione “arde e cade”.

Nel 1992 la cometa di Swift-Tuttle arrivò al suo perielio, cioè al punto più vicino al Sole della sua orbita; abbastanza visibile dalla Terra anche se non a occhio nudo; tornerà a farci visita nel 2126. Io non ci sarò, ma qualcuno di sicuro la vedrà e forse anche a occhio nudo.

Un corpo simile a questa cometa circa 66 milioni di anni fa sconvolse la Terra accelerando probabilmente l’estinzione dei dinosauri. La probabilità che proprio lei venga a collidere con noi è però molto bassa.

Oggi conosciamo un poco questo immenso cielo che ci circonda e che incute in noi rispetto e venerazione. E capirlo sempre meglio, assieme a tutti gli esseri che lo vedono, promuove in noi un senso profondo di solidarietà.

VF

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