SE IL PRESENTE NON ESISTESSE LA FISICA NON AVREBBE SENSO EMPIRICO

clocksSi dice a volte che “in physics there is no now”. Però le entità astratte possono anche esistere in un eterno presente, ma quanto agli oggetti fisici esistono solo quelli presenti, perché quelli passati non esistono più e quelli futuri non esistono ancora. Dunque, soprattutto in fisica, ci deve essere un “adesso”.

La relatività della simultaneità in Relatività Speciale non è un argomento contro il presentismo, perché in Relatività Generale si riscontra un sistema di riferimento privilegiato (senza contare che non son sicuro che la relatività della simultaneità non abbia a che fare coi nostri criteri di accertamento, piuttosto che con la realtà metafisica del tempo).

Ma poi si dice che il vero argomento contro il presentismo è che in fisica non si distingue nessun tempo particolare che possa vantare un privilegio ontologico rispetto a tutti gli altri, in quanto “ora”, o “momento attuale”, o “unico nel quale cose ed eventi sono reali”.

Ma se è vero che il presente non compare nelle leggi fisiche, è però essenziale nella pratica fisica: le leggi vanno controllate, e non si possono controllare in tempi a piacere: Se abbiamo una legge della forma:

Se Pxt1, allora Qxt2,

per controllarla si deve attendere fino a t1, compiere in quel momento un’osservazione, poi aspettare fino a t2, e compiere un’altra osservazione. Cioè, si deve aspettare fin che t1 sia ora, poi aspettare fin che t2 diventi ora. Non è possibile controllare la legge a t1, e nemmeno a t2.

Per di più un’asserzione sul passato non si può controllare affatto, ma solo confermare indirettamente per deduzione da un’osservazione compiuta ora e da leggi generali accettate.

Qui e ora è l’unica circostanza in cui il verificarsi della predizione di una legge vera può essere osservato. Sappiamo che un evento, di cui ci attendiamo il verificarsi, non può comunque essere osservato a nostro arbitrio: dobbiamo aspettare che tempo e luogo siano quelli giusti: che il tempo sia diventato presente e il luogo sia diventato qui.

Naturalmente non ci sono altre differenze tra l’ora e gli altri tempi, e nessun tempo particolare ha credenziali migliori di qualunque altro per essere il tempo presente: il presente non è un tempo particolare, ma un ruolo che prima o poi tutti gli istanti di tempo rivestono.

Non è un ruolo importante dal punto di vista delle leggi, ma è cruciale per controllarle e per assicurar loro un contenuto empirico.

I presentisti, dunque, spiegano perché un evento, di per sé osservabile, in concreto possa però essere osservato in certi momenti ma non in altri: perché solo ciò che esiste si può osservare, e solo quel che accade ora esiste.

Forse ci potrebbero essere anche altre spiegazioni, ma questa è la più semplice e naturale.

Spiegare perché un evento di per sé osservabile possa esser osservato in certi luoghi ma non in altri (ossia perché si possa osservare solo quel che è qui) è un altro paio di maniche.

Mario Alai

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