SCARICHI IMPROBABILI, TOPI DISPETTOSI E ROTAZIONE DELLA TERRA

download (1)Lo sanno anche i Simpson, l’acqua che scende da uno scarico dovrebbe girare in senso orario o antiorario a seconda che ci si trovi nell’emisfero australe o boreale. È l’effetto della forza di Coriolis, una forza apparente data dalla combinazione del moto di rotazione della Terra con un moto lineare come quello dell’acqua che defluisce lungo uno scarico.

Descritta per la prima volta nel 1835 dal fisico francese Gaspard Gustave de Coriolis, questa forza –che pure influenza fenomeni di vasta scala come uragani e correnti oceaniche– è in realtà troppo debole per avere un effetto su impianti idraulici domestici e troppi elementi di disturbo influenzerebbero un ipotetico esperimento casalingo. L’effetto non è visibile se non in situazioni rigorosamente studiate e controllate come dimostra l’esperimento svolto, e documentato anche cinematograficamente, da Asher Shapiro nel 1962.

Proprio gli effetti della forza di Coriolis sono stati però alla base della più celebre dimostrazione della rotazione della Terra sul suo asse, quella ideata e presentata pubblicamente da Jean Bernard Léon Foucault nel 1851 nel Pantheon di Parigi. Ma i tentativi di dimostrare o confutare la rotazione terrestre attraverso esperimenti fisici o mentali sono molto più antichi della scoperta della forza di Coriolis.

Una schiacciante prova contro l’ipotesi pitagorica della rotazione della Terra è per Aristotele il fatto che una pietra scagliata verso l’alto ricada nello stesso punto. Alla base del ragionamento di Aristotele sta l’idea che se la terra ruotasse, un corpo lasciato cadere da una torre rimarrebbe indietro rispetto alla rotazione e cadrebbe dunque un po’ a ovest rispetto al punto di lancio. Ma la pietra cade davvero nello stesso punto?

L’esperimento svolto da Gianantonio Tadini a Bergamo fra il 1794 e il 1795 dimostra il contrario e costituisce la prima prova fisica della rotazione della Terra. Gli effetti non sono spettacolari e visibili come quelli del pendolo di Foucault. Lasciato cadere da una grande altezza, un grave subisce una deviazione a est di pochi millimetri, difficile da rilevare e soggetta a molte perturbazioni. Tadini si trova costretto a studiare l’esperimento nei minimi dettagli, in una lotta continua contro spifferi, tremori causati dalle campane (l’esperimento è eseguito in chiesa) e perfino contro i topi che la notte spostano e rodono parte della strumentazione. Non a caso, l’esperimento era stato proposto qualche anno prima da un bolognese, Giambattista Guglielmini, che considerando per approssimazione la terra piatta e non prestando sufficiente cura alla sua esecuzione non aveva raggiunto risultati soddisfacenti.

La prova di Tadini non ebbe una grande eco. A causa di un’accusa di eresia poi decaduta, il bergamasco era stato qualche anno prima costretto a dimettersi dal Collegio in cui insegnava e all’epoca dell’esperimento non solo non aveva affiliazioni istituzionali ma faticava a pubblicare i suoi risultati sperimentali che uscirono a stampa solo nel 1815.  A contribuire alla scarsa fama dell’esperimento è però senz’altro anche la sua difficile riproducibilità: misurare la deviazione di un grave in caduta non richiede meno cura dell’osservare la rotazione dell’acqua che scende da uno scarico, oppure rilevare le onde gravitazionali prodotte dalla coalescenza di due buchi neri.

Giulia Giannini

 

 

 

 

 

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