RITORNO A KANT E ARISTOTELE: NO ALLA LOBBY DEI TASSINARI

taxi_driverA partire dall’opera di Kripke e Lewis, si è imposto nella comunità filosofica il punto di vista secondo il quale sarebbe possibile stabilire a priori come può essere costituito il mondo. Compito della metafisica sarebbe quello di fissare tali criteri di possibilità metafisica, mentre alle scienze sarebbe lasciato il prosaico compito di decidere in quali di questi mondi possibili ci troviamo.

Aristotele ribadisce più volte che “l’essere si dice in molti modi” e Kant insegna che l’ontologia non può essere altro che analitica dei concetti delle scienze.

L’argomento decisivo contro questa prospettiva è metodologico. Le poche conoscenze riguardo a come è costituita la realtà che siamo riusciti a racimolare finora non provengono da tali elucubrazioni, ma da generalizzazioni ontologiche a partire dai modelli scientifici confermati. In altre parole, l’ontologia di fatto non è una scienza a priori, ma il risultato di processi induttivi a partire dalle scienze empiriche.

Negli stessi anni si è imposta nei circoli filosofici un’altra tesi, cioè quella secondo cui accanto a tale metafisica a priori esisterebbe anche un’epistemologia a priori, che detterebbe le regole della conoscenza. Gli epistemologi si porrebbero domande del tipo “che cosa è una giustificazione di p?”, “che cosa significa che Gigi conosce p?” ecc.

Aristotele nel secondo libro della Metafisica ricorda che il metodo dipende dall’oggetto. Kant deduce la sua epistemologia dalla fisica di Newton.

Domande generali di epistemologia, come quelle summenzionate, non possono che essere affrontate a partire dalla natura specifica di p. Anche qui si è commesso un drammatico hysteron-proteron. I processi conoscitivi sono basati anche su nozioni normative, ma la considerazione e l’analisi del piano normativo non può essere condotta nell’atmosfera rarefatta dell’a priori, ma solo nell’analisi concreta dei casi di studio delle scienze.

Sfrondiamo alcuni malintesi. Non sostengo un ritorno al neopositivismo, se non per l’assoluta centralità della conoscenza scientifica enfatizzata dal Circolo di Vienna. Contrariamente a quanto ritengono alcuni, che ancor oggi si rifanno a quelle tesi in modo superficiale, la metafisica esiste, ma è empirica e non a priori. Non solo, diversamente da quanto pensava Quine, l’epistemologia è una disciplina non riducibile al piano esplicativo della psicologia cognitiva, ma dotata di un’essenziale componente normativa. Il punto è però che tale normatività non vive nel mondo rarefatto dei filosofi puri, ma in quello concreto dei filosofi delle scienze.

Inoltre, quando parlo di scienze, mi riferisco a tutte le scienze, dalla fisica alla storia, il cui compito è semplicemente di provare a descrivere la realtà che ci circonda utilizzando modelli da sottoporre a controllo empirico.

Infine nulla ho detto sull’ampio ambito della filosofia politica e morale, che ha problemi e metodi diversi almeno in parte da quelli della filosofia delle scienze.

Per concludere vorrei lanciare un appello: purtroppo viviamo in un mondo in cui la difesa di interessi corporativi è la regola. Ho scelto di studiare filosofia proprio per evitare il più possibile compromissioni con questo atteggiamento ottuso ed egoista. Smettiamo allora di provare a costruire la corporazione dei filosofi, che si ritaglia il suo spazio, il suo oggetto, che deve per forza essere diverso da quello delle scienze. Noi filosofi siamo ormai come la lobby dei tassinari che è riuscita a impedire a Uber di sbarcare in Italia: “Ah, questa è nobile filosofia, non gretta scienza!”, “E no eh: questa è solo scienza, mica un genuino problema filosofico!”

Scienza e filosofia sono parti di un’unica impresa, all’interno della quale i filosofi sono più interessati alle questioni generali e normative, mentre gli scienziati mettono maggiore attenzione ai problemi particolari e alle spiegazioni.

Siamo tutti nella stessa barca di Aristotele e Kant, Newton e Einstein.

Vincenzo Fano

1 commento
  1. Pietro Bondanini
    Pietro Bondanini dice:

    …. Bello vedere i colori in due modi: con gli occhi di Newton e con quelli di Goethe. Abbiamo ascoltato tanto Newton e l’abbiamo venerato anche in contrasto alla visione di Goethe, ma perdinci, oggi Vincenzo Fano, ci dice che entrambi avevano ragione ed erano nella ragione del loro essere nel loro tempo e a decorrere dal loro tempo. Fosse anche che Karl Marx e John Rawls avessero ragione entrambi?
    Un’altra domanda, più scandalosa! A chi serve l’ontologia se non ai religiosi, agli idealisti e agli incorporati?

    Appartengo tuttora – ma come pensionato – alla “corporazione” dei Dirigenti industriali, con 45 bollini sulla tessera della FNDAI. Ebbene, negli anni 70 del secolo scorso, non passava giorno per scoprire qualcosa che ci differenziasse dagli operai, dagli impiegati e dai quadri. Quest’ultima fu la categoria creata apposta per privilegiare gli operai e gli impiegati meno sindacalizzati e far andare alle stelle una dirigenza che non realizzava più progetti ma gestiva scartoffie in delega dell’amministratore delegato.
    Enzo, gioisco nel leggerti e vedo nascere in te, filosofo, chi identifica uniformità e fenomeni per il loro valore in termini di conoscenza umana e scientifica e non più per il loro essere.
    La corporazione è un male contro il quale valgono solo argomentazioni di carattere filosofico. Questo male non può essere debellato al proprio interno ma solo dall’esterno perché ogni evidenza per sé dannosa, apparirebbe come conflitto d’interessi tra appartenenza e libertà.
    Occorre iniziare la caccia alle evidenze. Non occorre violenza ma buone argomentazioni sui valori della professione per trasformare tutte le corporazioni in forme democratiche associative.
    ——————–
    Qui sopra figura una riga di frattura perché il mio commento non è conflittuale nei tuoi riguardi, bensì ossequiante, perché da quando ero bimbo sognavo di veder scritto “filosofo” sulla mia carta d’identità. Enzo, spicciati a fondare l’Associazione. Considerami tra i soci fondatori e quando succederà avvertimi per andare dal notaio insieme.
    Caro Enzo con i filosofi, dalla nostra parte, devono agire per primi i poliziotti, i magistrati gli avvocati e i giornalisti. Questi ultimi, smettano di fare manfrina coi procuratori della repubblica.
    Mi auguro che nell’ambito dell’Università di Urbino tu possa trovare il più ampio consenso.
    Occorre meditare sui requisiti per essere iscritti all’associazione. Proporrei chiunque produca un accettabile saggio di carattere filosofico, storico o letterario. Età minima: anni 14; massima: certa ma contingente.

    Rispondi

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