MONOLOGO DI UNO ZOPPO

pro-carve_16_9_contentMi chiamo Federico, sono nato nel 2016 e oggi – 2036 – ho 20 anni. Ho una gamba meccanica, perfetta, tecnologicamente straordinaria, collegata al mio sistema nervoso in modo che la posso utilizzare quasi come l’altra. Ho molti dubbi su di essa, però. Ce ne sono due modelli diversi: uno che assomiglia molto a quella vera, ma, a uno sguardo più attento si vede che non è umana e suscita in chi la vede o la tocca una sorpresa piena di ribrezzo. L’altra, invece, è chiaramente non umana. Quale mi conviene scegliere: la gamba onesta e brutta oppure quella disonesta e decente? Non so, io sono un tipo diretto. Se fossi cieco non vorrei essere chiamato “non vedente”, ma appunto “cieco”. “Diversamente abile”? Macché. Vorrei avere una gamba normale come quella di tutti i miei coetanei. Vorrei giocare a calcetto nei pomeriggi primaverili per ore nel cortile e poi correre alla fontana più vicina e bere a volontà. Ma, al massimo, mi mettono in porta. E sto lì, spesso solo, ad aspettare che arrivi l’attacco degli altri, che troppe volte mi fanno goal. Amo la montagna, la neve, lo sci. Sì un po’ posso fare; la gamba non è male, scendo anche da una pista nera, piano però e se cado ci metto mezz’ora a rialzarmi. Mi passano vicino gli snowboard volanti degli amici e dentro di me sento non solo ammirazione, ma anche un po’ di invidia.

Mi sono deciso: prendo la gamba evidentemente artificiale. Così almeno non inganno nessuno e l’espressione di sorpresa di chi mi guarda non devo aspettarmela in un secondo tempo.

Come per molte altre persone con un grave handicap sono molto arrabbiato. Perché proprio a me? Perché io devo essere diverso dagli altri? Perché non ho potuto avere un’infanzia felice, ma fin dai primi anni di vita ho dovuto lottare per ottenere tutto: per salire le scale, per fare educazione fisica a scuola, per correre con i compagni. Alcuni mi hanno detto che Dio ha scelto me, perché sapeva che avevo le capacità per sopportare una croce così. Non ci credo. Non so se ci sia un Dio, ma sicuramente non si è occupato molto di me.

Ho riversato la mia rabbia nella programmazione dei computer. Sono giovane, ma già parecchio capace e molti miei coetanei dipendono da me per risolvere i loro problemi con il calcolatore. So stampare in 3D, insegnare alle macchine, creare dal nulla effetti straordinari. Provo una sottile soddisfazione a essere più bravo di loro. Ma resto comunque zoppo.

Qualcuno nel 2016, anzi molti, non ha portato il proprio figlio a vaccinarsi contro la poliomielite. Troppi hanno disertato il vaccino scoperto da Sabin e quell’anno siamo scesi sotto la soglia di sicurezza. E così mi sono beccato la malattia. Era un mondo strano quello di quando sono nato, dove notizie prive di fondamento si propagavano con grande facilità. Tanti si erano convinti che i vaccini sono molto pericolosi. Certo i vaccini sono leggermente pericolosi. Ci possono essere abnormi reazioni allergiche, sbagli nel dosaggio ecc., ma i rischi sono immensamente più bassi rispetto al disastro di ammalarsi di poliomielite e non avere una gamba. Vaccinarsi significa che ognuno di noi accetta un rischio minimo affinché nessuno corra un rischio grande, cioè quello di cadere vittima di malattie gravi. Oggi questo viene insegnato nelle scuole, tutti ne parlano, tutti sono consapevoli che cooperare è un vantaggio per ognuno. Ma nel 2016 non era così ed ecco che sono qui a rosicarmi con il mio computer con una protesi al posto della mia gamba sinistra.

Vincenzo Fano

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *