MI RICORDO DI ECO

downloadStavo ancora frequentando il terzo anno di Filosofia a Bologna che incappai in un professore di semiotica sostenitore della tesi secondo cui ogni scoperta scientifica sarebbe basata su un’abduzione. Preparai una tesina assieme all’amico Alessandro Bardi, che mostrava come nel caso della formulazione del modello dell’atomo di idrogeno di Bohr i processi inferenziali furono ben più complessi. Quella tesina divenne poi la nostra prima pubblicazioni sugli Annali dell’Istituto di Discipline Filosofiche del 81/82. In quell’occasione lessi un po’ di Eco: il suo Trattato di semiotica generale e un saggio sull’abduzione in Peirce, Sherlock Holmes e la scienza. Mi resi conto della finezza delle sue argomentazioni, ma provai una forte ripulsa. Mi stavo formando come filosofo della scienza attento soprattutto alla fenomenologia di Husserl. Perciò l’idea di ridurre tutto a linguaggio, anzi a segno, mi urtava.

Una quindicina di anni dopo presi in mano la raccolta di saggi Apocalittici e integrati e lì mi resi conto dell’acume di Eco: egli era un lettore senza pari della cultura di massa; ne sapeva cogliere con immediatezza e garbo pregi e difetti. Come filosofo era un disastro; o meglio, non gli interessava. Ma quando si metteva ad analizzare i fumetti o le canzonette saliva in cattedra; ti faceva capire quello che da solo difficilmente avresti afferrato.

E poi arrivarono i romanzi. Ho letto solo Il nome della rosa; mi sono divertito, ma la sensazione di un’opera scritta a tavolino, senza una vera ispirazione, mi ha costantemente accompagnato. Bellissima la descrizione di Fra Dolcino, che mi ha fatto pensare al ’68. Forse Eco stava parlando anche di quello? E poi, in generale, il romanzo, che descrive la decadenza della cultura dei monasteri a favore delle città, dei movimenti mendicanti ecc., sembra raccontare il contrasto fra l’Italia rurale in cui Eco era cresciuto e quella industriale che all’improvviso si era trovato davanti negli anni Settanta.

In qualche occasione ho chiacchierato con Eco. Uomo estremamente spiritoso e mai banale, dotato di un’energia prodigiosa e capace di fermarsi a parlare con chiunque.

Ci mancherà, anche se negli ultimi anni ho avuto la sensazione che non fosse riuscito a cogliere in pieno la rivoluzione legata all’avvento del web.

Vincenzo Fano

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