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Le onde gravitazionali ampliano l’universo visibile

Pochi giorni fa è stato attribuito il premio Nobel per la fisica a Kip Thorne, Reiner Weiss e Barry Barish per avere dato un contributo importante alla prima rilevazione diretta delle onde gravitazionali. Lunedì 17 ottobre scorso le onde gravitazionali ci hanno permesso di rilevare un evento previsto teoricamente, ma mai osservato prima, con tanta precisione, cioè la fusione di due stelle di neutroni. In particolare, si è capito meglio come si formano nell’universo elementi pesanti, come il platino e l’oro e si è applicata alla grande l’astrofisica multi-messaggera, cioè l’uso di diversi strumenti per analizzare lo stesso fenomeno astronomico.

I primi straordinari osservatori del cielo furono i babilonesi. Essi, a occhio nudo, arrivarono a predire eclissi e comprendere il moto della luna e dei pianeti. A occhio nudo vuol dire che le loro indagini erano basate solo sulle informazioni che provenivano dal cosmo tramite la luce visibile.

Fu Galileo che, pur capendo poco di ottica, per primo utilizzò il cannocchiale per ampliare la quantità di informazione recepibile sulla Terra dal cielo. Prima di lui Tycho Brahe a Praga faceva ancora osservazioni molto precise a occhio nudo. Galileo NEL 1610 pubblicò il Sidereus nuncius, che raccontava le sue incredibili scoperte, dalle macchie solari, ai crateri sulla luna fino ai satelliti dei pianeti. L’informazione arriva però ancora solo dalle onde elettromagnetiche visibili, ma il nostro occhio viene potenziato dalle lenti.

Negli anni Venti del secolo scorso il grande astronomo Edwin Hubble ancora con un telescopio ottico scoperse che la nebulosa Andromeda è in realtà un’altra galassia, ampliando enormemente il nostro universo, che ancora Einstein nel 1917 limitava alla sola Via Lattea. Egli scopre poi che tutti gli oggetti dell’universo si allontanano fra di loro, cioè la celebre legge di Hubble.

Nella seconda metà dell’800 ci si rende conto che la luce è un fenomeno elettromagnetico e che esistono una miriade di onde più piccole e più grandi di quelle visibili. Nasce negli anni Trenta del secolo scorso la radioastronomia, cioè l’indagine del cielo tramite le onde elettromagnetiche non visibili. Il primo fu Karl Jansky e poi dopo la Seconda Guerra si scoprirono così le pulsar i quasar e la radiazione cosmica di fondo. In Italia, negli anni Sessanta, la caparbietà visionaria di Marcello Ceccarelli, Alessandro Braccesi e Gianfranco Sinigaglia portò alla messa a punto del telescopio Croce del Nord a Medicina, vicino a Bologna.

Ora, con l’astrofisica basata sulle onde gravitazionali è cominciata una nuova era nell’osservazione umana del cosmo.

 

Vincenzo Fano

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