LA RELIGIONE DELLA PASTA

1901714_10200562010851454_1331576527_nDa quando nel 2005, poco più di 10 anni fa, il profeta Bobby Henderson ha rivelato al mondo l’esistenza della religione pastafariana, molte cose sono cambiate: quella che allora sembrava solo una presa in giro dei fondamentalismi religiosi si è rapidamente trasformata in una chiesa a tutti gli effetti con migliaia di seguaci sparsi in quasi tutti i paesi del mondo e, in particolare, in Italia, dove negli ultimi cinque anni quella che è ora la Chiesa Pastafariana Italiana è passata da una dozzina di protopastafariani a una struttura che comprende già molte centinaia di fedeli.

Ma chi sono i pastafariani, cosa vogliono e perché hanno scelto una religione apparentemente così bizzarra? In questo articolo cercherò di rispondere a queste e ad alcune altre domande ricorrenti; per correttezza devo però premettere che quello che dirò riflette la mia esperienza che si limita prevalentemente (ma non solo) ai pastafariani italiani, non posso garantire che le mie osservazioni siano corrette per le altre comunità in giro per il mondo.

C’è da dire che il credo pastafariano può veramente apparire bizzarro a chi ne senta parlare per la prima volta, soprattutto per la denominazione del suo Dio Creatore, il Flying Spaghetti Monster (FSM) che nella traduzione italiana è diventato il Prodigioso Spaghetto Volante (PSV).

È una presa in giro, giusto? Una parodia delle religioni “vere”?

No.

Per un pastafariano, la rappresentazione del Creatore come un piatto di spaghetti al sugo (con polpette) non è particolarmente più scherzosa o parodistica della rappresentazione del dio Ganesh sotto forma di elefante. Non è tanto importante la forma*, quanto la sostanza; ciò che conta è che il PSV ha creato il mondo in cinque giorni e, attualmente, non se ne interessa un gran che.

I pastafariani hanno una cosmogonia che non è particolarmente meno credibile di quella proposta da altre religioni più mainstream: il PSV ha creato il mondo perché si annoiava. I primi due giorni ha seguito il solito iter di creare la terra, le acque, l’aria; a partire dal terzo giorno ha creato le piante e gli animali, il sole, la luna e le stelle ma, poiché nel secondo giorno aveva creato la birra, era un po’ alticcio e gli vennero così così. Il quinto giorno poi ebbe un incidente che portò alla creazione dell’uomo e al trasferimento del Vulcano di Birra e del PSV stesso nei Cieli. Così il PSV ha abbandonato il nostro mondo al suo destino e l’uomo ha ereditato la Terra, ma la birra se la deve produrre da solo.

Incoerente e blasfemo?

Di nuovo, no. Si tratta dopotutto di un mito cosmogonico coerente che spiega, a differenza di altri, diverse cose.

Spiega il desiderio di trascendenza dell’uomo e perché il Creatore non ci risponda.

Spiega l’apparente paradosso del male: il mondo contiene il male (sia in senso fisico che morale) per sbaglio.

Spiega ciò che sarebbe altrimenti del tutto inspiegabile: avete mai guardato un ornitorinco? Il creatore dell’ornitorinco può essere solo un dio con un senso dell’umorismo particolarmente distorto, o un dio ubriaco. I pastafariani credono nel Dio Ubriaco.

Ma i pastafariani credono veramente a queste cose?

È difficile generalizzare in questi casi. Conosco fedeli che apparentemente credono fermamente agli articoli di fede pastafariana; altri che preferiscono comportarsi come se credessero, accettando la forma se non la sostanza della fede; altri ancora si professano apertamente atei ma si riconoscono negli ideali etici del pastafarianesimo e quindi si identificano ugualmente come tali.

Insomma, la stessa cosa che succede nella maggioranza delle chiese tradizionali. Non credo che un pastafariano che crede nell’evoluzione darwiniana sia particolarmente più ipocrita di un cattolico che non crede che Maria possa essere stata virgo intacta prima, durante e dopo il parto.

In realtà non credo che si possa parlare di ipocrisia in nessuno dei due casi, è solo che noi umani siamo molto bravi nel credere contemporaneamente a cose diverse in aperta contraddizione tra loro, un po’ come la Regina Rossa di Carroll che sosteneva di poter credere a sei cose impossibili prima di colazione.

Quello che in realtà unisce veramente i pastafariani, che ne determina l’identità come gruppo, è l’etica contenuta negli Otto Condimenti, il principio di assoluta tolleranza nei confronti degli altri, delle loro idee e della loro libertà individuale.

È qualcosa che non esiste in nessuna delle religioni tradizionali: le altre religioni ti dicono cosa devi credere e come ti devi comportare; e come le tue credenze e i tuoi comportamenti di definiscano come appartenente al gruppo o come escluso da esso.

Per i pastafariani invece il bene più grande da proteggere è la libertà individuale, anche se questa va a scapito dell’uniformità e della coesione all’interno della comunità stessa.

Il pastafarianesimo è e vuole essere una religione umanistica.

 *) Purtroppo per un bolognese come me questa affermazione contiene un involontario gioco di parole, dato che a Bologna la “forma” è il formaggio parmigiano grattugiato che si mette appunto sulla pastasciutta. In questo senso, ma solo in questo, la forma è importante per un pastafariano!

Paolo Sinigaglia

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