LA LOGICA AIUTA A DIGERIRE?

download (1)Diversi anni fa rimasi colpito da un passo de Il mondo come volontà e rappresentazione, che mi pareva contenesse qualcosa di vero: “Voler fare della logica un uso pratico è un voler affannosamente dedurre da regole generali ciò che in ogni singolo caso particolare conosciamo con la massima immediata certezza: come se per muoverci credessimo necessario studiare prima la meccanica, o la fisiologia per digerire. Chi insegna la logica per un fine pratico somiglia a colui che volesse insegnare al castoro a costruire la sua capanna”. Di recente ho scoperto che lo stesso concetto, e con delle analogie quasi identiche, era stato espresso pochi anni prima da Hegel nella prefazione della sua Scienza della logica: “Che per mezzo di essa [la logica] s’impari a pensare (ciò che una volta si riguardava come la sua utilità epperciò il suo scopo – proprio come se si dovesse imparare a digerire e a muoversi solo collo studio dell’anatomia e della fisiologia) è un pregiudizio che si è ormai perduto da un pezzo”. Per uno storico della filosofia, la domanda interessante sarebbe se Schopenhauer stesse (inconsapevolmente, senza dubbio) riprendendo Hegel, o se ci sia una fonte comune. Quello che invece m’interessa qui è domandarmi quanto ci sia di vero e di utile nell’atteggiamento espresso dai due filosofi tedeschi.

Chiariamo meglio la tesi che voglio discutere. Nessuno dei due suggerisce che la logica come disciplina teoretica non abbia valore. Inoltre, la logica può avere alcune applicazioni pratiche che non erano prevedibili nell’Ottocento, ad esempio nel campo dell’informatica. Dunque credo che la tesi possa essere espressa, per il momento, dicendo che la logica non è utile, specificamente, per imparare a ragionare. Se fosse vero, questo avrebbe delle conseguenze anche pratiche. In molti, fra i quali anche Giuseppe Sergioli su questo blog, sostengono che lo studio della logica sia utile per acquisire la capacità di valutare criticamente le argomentazioni, e che vada perciò introdotto anche a livello di scuola secondaria, rendendo la popolazione più capace di resistere alle strategie persuasive dei demagoghi. Se la logica però è priva di utilità per il pensare, questa proposta è basata su un errore.

Ci sono diverse ragioni che possono essere offerte a sostegno della tesi dell’inutilità della logica per il pensiero, partendo dalle analogie sopra (non pretendo qua di interpretare correttamente Hegel o Schopenhauer, queste sono solo considerazioni che le analogie suggeriscono a me). Primo, gli esseri umani sono per natura capaci di ragionare. L’uomo non è l’animale razionale? Ma allora gli esseri umani non hanno bisogno che s’insegni loro quello che è iscritto, per così dire, nel loro DNA (come nel DNA del castoro c’è l’istinto a costruire). Secondo, ma legato al punto precedente, ci sono innumerevoli esempi storici di persone che ragionano correttamente, e anche in maniera sofisticata e ingegnosa, senza aver avuto un’educazione di logica formale. Tutte le persone d’ingegno vissute prima di Aristotele, ad esempio. Ma anche moltissime dopo, e ancora oggi. Supporre che chi non ha studiato logica non posso ragionare correttamente sembra un atteggiamento assurdamente intellettualistico, uno snobismo filosofico del tutto privo di base. Terzo, l’apprendimento della logica presuppone esso stesso la capacità di ragionare. Se uno studente non trova persuasivo un esempio chiaro di modus ponens, per dire, come potrà apprendere il significato del condizionale materiale?

Queste ragioni secondo me hanno un loro valore, ma provano una tesi limitata. Lo studio della logica non è necessario per ragionare correttamente. Questo però non significa che lo studio della logica non aiuti a ragionare correttamente. Potremmo riprendere da Hegel un’altra analogia, quella che usa per criticare il progetto di Kant nella Critica della ragion pura, ovvero, grossomodo, il progetto di voler determinare a priori i limiti della ragione. Questo progetto è paragonato da Hegel a quello dello scolastico di una storiella comica, che voleva imparare a nuotare prima di entrare in acqua. Che questa sia o meno una critica giusta verso Kant, mi sembra che si applichi bene all’atteggiamento nei confronti della logica espresso da Schopenhauer e dallo stesso Hegel. Non possiamo concludere, dal fatto che è necessario essere già capaci di ragionare per iniziare a studiare la logica, che la logica non abbia la capacità di migliorare quella stessa capacità; proprio come non possiamo dedurre, dal fatto che sia necessario rimanere a galla per poter imparare la tecnica del nuoto, che quella tecnica non aiuti a rimanere a galla in maniera più sicura, efficiente ed elegante.

Facciamo due esempi specifici. Chiunque è in grado, riflettendoci, di vedere che ci sono due letture di un enunciato come “ogni uomo ha uno scopo nella vita”, una seconda la quale esso dice che c’è uno scopo (uno stesso scopo) che ogni uomo ha, e un’altra secondo la quale l’enunciato dice solo che ciascun uomo ha un suo scopo. Ma la familiarità con il linguaggio della logica del primo ordine, nella quale le due letture sono espresse da formule distinte, permette di acquisire una maggiore facilità nel distinguere analogamente due letture ovunque vi sia l’interazione di due quantificatori, o anche di un quantificatore e di un’espressione modale, come in “qualcuno dovrebbe pagare meno tasse”. Secondo esempio. Supponiamo di esseri certi che se piove, prendo l’ombrello. Se non piove, potrei prendere l’ombrello comunque, per precauzione. Non c’è contraddizione. Sembra molto semplice. Eppure, mi è capitato anche di recente di sentire persone istruite e intelligenti che obiettavano alla famosa affermazione di Cartesio, “penso dunque sono”, che una pietra non pensa, ma esiste comunque. Chi abbia dimestichezza con il concetto di negazione dell’antecedente non sarà tentato di obiettare a Cartesio in maniera così ingenua.

Quello che possiamo ottenere è, nel migliore dei casi, una retroazione positiva. La capacità di ragionare che permette di apprendere la logica può essere affinata e rinforzata dalla riflessione sistematica, e questo rafforzamento è la base (fra le altre cose) per approfondire ed espandere lo studio della logica. Ancora molte considerazioni sarebbero possibili, ma credo si possa dire con ragionevole certezza che la logica è più utile per pensare correttamente di quanto lo sia l’anatomia per digerire. Piuttosto, direi che la logica è utile per pensare quanto la scienza fisica o chimica per operare sulla materia. Gli esseri umani, da quando esistono, operano sulla materia in una varietà enorme di modi, e ci sono anche adesso molti modi eccellenti di operare sulla materia che non richiedono minimamente la conoscenza della fisica o della chimica. Ma la conoscenza di queste scienze può sia correggere errori e introdurre miglioramenti nelle nostre attività, sia aprire interi nuovi campi di azione.

Daniele Sgaravatti

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