LA FILOSOFIA NON OFFRE OPPORTUNITA’ LAVORATIVE?

newton-williamblakeMa che cosa ci fai con una laurea in Filosofia? Quali sono le opportunità lavorative che offre questo corso di studi? Che sbocchi professionali puoi avere quando ti laurei? Sono domande che ognuno si pone al momento di iscriversi a una laurea triennale o magistrale.

Dai dati di Almalaurea si vede che la risposta a queste domande non è facile. In Italia ci sono circa 1200 laureati magistrali in Filosofia all’anno e dopo 5 anni solo il 60% lavora, mentre, ad esempio, ci sono circa 900 laureati in Ingegneria elettronica magistrale all’anno e  dopo 5 anni l’87% lavora.

Verrebbe da dire: “Ti sei iscritto a Filosofia o perché non hai voglia di lavorare, oppure perché sei ricco di famiglia!”

Spostiamo la domanda. Che cosa è la filosofia? Sembrerà strano, ma la risposta è semplice: la filosofia è “amore della conoscenza”, come dice la parola stessa. Il filosofo è colui che si alza la mattina e mentre si lava i denti si interroga su come fa il dentifricio a produrre la schiuma in bocca senza avvelenarci, accende lo smartphone e si chiede di che materiale sia lo schermo che non si riga anche se sfrega dappertutto, che mentre aspetta il bus si domanda come funzionano l’algoritmo e l’apparato di comunicazione che producono il numero di minuti di attesa sul cartello elettronico, che sul bus sente parlare una lingua straniera dell’Est e cerca di capire se è rumeno o russo, che salendo le scale dell’edificio che ospita l’università prova a stabilire dallo stile della costruzione in che periodo è stato eretto, che quando vede nell’atrio il busto di Gigi Pincopallo si chiede chi fosse e perché gli hanno dedicato quel monumento. Insomma, avete capito, il filosofo arde di sete di conoscenze, cioè vuole capire.

Bene, stabilito questo, domandiamoci se la sete di conoscenza e l’ampliamento della consapevolezza produce sbocchi lavorativi. La risposta sembra ovviamente affermativa. Oggi qualsiasi lavoro di responsabilità e qualitativamente valido necessita elasticità mentale, padronanza dei diversi linguaggi e saperi, creatività e capacità di apprendere nuove tecniche. Ma come? direbbe lo scettico, io voglio fare il contabile e imparo la contabilità all’università, così ho appreso le competenze specifiche di cui ho bisogno per fare il contabile. Tu filosofo hai imparato di tutto un po’ e quindi non sai fare nulla. Non è così. Il mondo del lavoro oggi cambia rapidmente e quello che hai appreso all’università diventa molto in fretta obsoleto: ovvero sembra inutile inseguire nel processo di formazione le tecniche professionali che poi in pochi mesi acquisirai, invece, sul posto di lavoro.

Ma scusa, incalza lo scettico, stiamo ai dati empirici. Se fosse come dici tu non dovrebbe essere che dopo 5 anni solo il 60% di filosofi lavora mentre ben l’87% degli ingegneri elettronici è occupato! I fatti caro mio ti danno torto.

La risposta è semplice. Studiare filosofia non significa solo leggere i grandi autori del passato, come molti pensano e fanno. Certo, quella è un’ottima palestra, ma il filosofo vive nel presente e deve confrontarsi con le domande di oggi. Per questo egli deve studiare anche a fondo come funziona l’odierna società della tecnica e della comunicazione.; capire cioè come lavora un calcolatore e quali sono le logiche dietro agli algoritmi di google, sapere che cosa è l’informazione e conoscere gli aspetti tecnici della civiltà che ci circonda. Purtroppo spesso viene proposta l’immagine del filosofo come di colui che si lamenta di tutto, della tecnica che dominerebbe l’uomo, dei social che lo rimbambirebbero, delle biotecnologie che lo snaturerebbero, ecc. ecc. In realtà tutte queste cose hanno cambiato e stanno cambiando la nostra vita nel profondo e non ha senso denigrarle per partito preso. Esse ci aiutano in innumerevoli situazioni ed è per questo che sono state sviluppate e si sono diffuse. Il nostro compito è invece quello di comprenderle e di dialogare con loro nella costruzione di senso di un mondo profondamente diverso di generazione in generazione.

La consapevolezza filosofica gioca oggi un ruolo decisivo nelle scelte di policy, nell’organizzazione del lavoro, nella promozione di contenuti culturali e sociali sul web, per citare solo alcuni ambiti. Certo, per formare filosofi che possano giungere a questi sbocchi professionali, occorre che nel loro percorso di studi acquisiscano le competenze giuste: logica, teoria dell’informazione, teoria delle reti, economia comportamentale, teoria delle decisioni, teoria dei giochi ecc.

La filosofia, dunque, non ha solo un grande passato, ma anche un grande futuro davanti a sé.

VF

2 commenti
    • Referente
      Referente dice:

      Io non ragionerei così. Oggi il lavoro è qualcosa di un po’ diverso. I filosofi se ben formati hanno competenze utili per il mondo lavoro. Soprattutto se si vuole fare lavori di qualità. Cerchiamo di avere iniziativa e non aspettare sempre che qualcuno faccia le cose per noi.

      Rispondi

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