LA CREATIVITA’ NELLA SCIENZA

downloadGiornali e social network traboccano di articoli sulla rilevazione delle onde gravitazionali, fatto davvero decisivo per la fisica, per la scienza in generale, e pure per l’immagine dell’universo in cui ci troviamo a vivere. Non si insisterà mai abbastanza sul valore fondante e cognitivo della scienza, a dispetto delle tendenze anti-scientifiche che oggi prevalgono in molti ambienti filosofici.

Dunque è vero, come recita la teoria della relatività generale formulata da Albert Einstein nell’ormai lontano 1915, che la gravità altro non è che una manifestazione della curvatura dello spaziotempo. Il quale, a sua volta, è una sorta di lenzuolo a quattro dimensioni dove il tempo, per l’appunto, è la quarta.

Non solo. I celebri buchi neri, spesso al centro di libri e film di fantascienza, stanno diventando sempre più “reali” visto che, ormai, si riesce a osservarne il comportamento in un passato lontanissimo. Miracoli – si potrebbe dire – dell’ingegno e dell’immaginazione umani, che riescono a trascendere i meri dati empirici proiettandoci in dimensioni prima sconosciute dell’universo.

Hanno quindi ragione Einstein e altri scienziati – per esempio l’italiano Carlo Rovelli – che ci invitano a riflettere su una frase pregna di significato: “La realtà non è come ci appare”. L’avevano già capito tanti filosofi a partire dall’antichità per arrivare ai giorni nostri, insistendo sulla dicotomia “apparenza-realtà”.

Si può notare che, in quel caso, si tratta di mere argomentazioni astratte, basate sulla speculazione pura e senza il sostegno di riscontri empirici. Democrito era giunto a ipotizzare l’esistenza degli atomi senza che il mondo circostante gli fornisse alcun riscontro, e solo a distanza di tanti secoli si appurò che il suo ragionamento non era affatto campato in aria.

Sarebbe tuttavia errato pensare che la scienza percorra un cammino del tutto diverso, come hanno sostenuto – e tuttora sostengono – parecchi epistemologi. A loro avviso il progresso scientifico è dovuto a una costante accumulazione di dati in cui il metodo induttivo gioca un ruolo chiave.

La storia della scienza degli ultimi secoli dimostra proprio il contrario, giacché le scoperte e i risultati più sensazionali sono stati ottenuti grazie alla deduzione non basata su dati disponibili e, soprattutto, in virtù di creatività, intuizione e fantasia.

E qui è necessario rammentare anche un classico come “La struttura delle rivoluzioni scientifiche” di Thomas Kuhn. Lo storico e filosofo della scienza americano tracciò una distinzione tra scienza “normale” e “straordinaria”. Scoperte decisive avvengono quando la comunità scientifica comincia ad abbandonare un vecchio “paradigma” per adottarne uno nuovo e, a quel punto, cambia la nostra visione del mondo. E a volte cambia in maniera così radicale da indurci a ritenere che la visione nuova sia addirittura “incommensurabile” rispetto alla precedente.

Relatività e meccanica quantistica rappresentano i due casi più emblematici di paradigmi nuovi nella nostra epoca. E, ovviamente, la storia non è affatto finita, poiché è ipotizzabile che altri paradigmi si faranno strada nel prossimo futuro.

Ciò che davvero conta, tuttavia, è capire che Einstein usò intuizione, creatività e fantasia, doti di cui solo gli scienziati di genio – o “straordinari”, come direbbe Kuhn – sono dotati. La pratica scientifica è rigorosamente selettiva e per niente egualitaria. Il fisico geniale è colui che riesce a trascendere i dati quotidiani intuendo, come prima si diceva, che la realtà non è come ci appare.

Proprio per questo Einstein non credeva affatto a un metodo scientifico standard, valido per tutti, e basato sul processo automatico input-output. Fosse davvero così, ognuno potrebbe diventare un grande scienziato.

E invece è il contrario. Per esserlo occorre avere doti non comuni e proiettarsi con l’intuizione al di là dell’apparenza. E non tutti ne sono capaci: anzi pochissimi. A riprova del fatto che, nella scienza come altrove, la genialità individuale non è mai riducibile a criteri massificanti.

Michele Marsonet

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *