IL NUOVO REALISMO DA’ VOCE AI FATTI

new-york-state-of-mind-abstract-realism-zeana-romanovnaPresenterò qui brevemente il tema del cosiddetto “nuovo realismo” (new realism), un orientamento filosofico promosso recentemente a livello internazionale, da Maurizio Ferraris in Italia, da Markus Gabriel in Germania e da Hilary Putnam e John Searle negli Stati Uniti. Mi soffermerò poi, a titolo esemplificativo, su alcune tematiche connesse con gli aspetti sociali della conoscenza e delle cosiddette nuove tecnologie, esaminando la prospettiva con cui vengono trattate da alcuni filosofi riconducibili a quest’orientamento.

L’assunto fondamentale di questa corrente filosofica è costituito dall’idea per cui i fatti non possono essere ridotti a mere interpretazioni, come suonava uno slogan tipico del pensiero postmoderno e ricavato da alcune tesi del filosofo Friedrich Nietzsche. In realtà, sono stati proprio alcuni eventi storici recenti a dare forza all’assunto neorealista. In particolare, l’affermarsi dei populismi mediatici, le guerre conseguenti ai tragici avvenimenti dell’11 settembre 2001 e la recente crisi economica hanno comportato una significativa smentita dei due dogmi centrali del pensiero postmoderno: ossia, l’idea che la realtà sia nient’altro che una costruzione sociale, come tale infinitamente manipolabile, e la tesi che la verità e l’oggettività siano nozioni inutili. I fatti sono tornati a far valere i loro diritti, contro ogni pretesa di ridurli a interpretazioni o ad apparenze illusorie. E si conferma l’idea che il realismo abbia delle implicazioni non solo conoscitive, ma anche etiche e politiche.

Tutto ciò non esclude che la realtà possa essere in qualche modo modificata e manipolata dagli uomini attraverso schemi concettuali e mediante pratiche sociali: la cosa risulta evidente per quanto attiene ai costrutti sociali, come le tasse, i matrimoni, i divorzi, i contratti, i mutui, le iscrizioni, le registrazioni, le crisi finanziarie, ecc.

Ma ci sono entità come le montagne o i numeri che, pur avendo un diverso tipo di esistenza, non dipendono comunque dalla mente umana. Insomma, non sempre il mondo esterno è una realtà amorfa che riceve forma e senso soltanto dagli schemi mentali e dalla pratiche sociali. Così si esprime Maurizio Ferraris: «In particolare, il nuovo realismo dice che la decostruzione e la critica non sono affatto equilibrismi da funamboli. In filosofia occorre saper riconoscere che cosa è culturalmente e socialmente costruito e cosa non lo è, oltre a tutte le infinite posizioni intermedie. Il vero lavoro del filosofo incomincia da qui, le tessere, siano esse quelle dell’antirealismo o del realismo, da sole non bastano, e ci auguriamo che questo volume testimoni non solo di un desiderio politico-culturale, ma anche di un lavoro» (Bentornata realtà. Il nuovo realismo in discussione, a cura di Mario De Caro e Maurizio Ferraris, Roma-Bari, Laterza, 2012, p. XI).

Del resto, una ventina di anni or sono Ferraris ha compiuto una sorta di “svolta” filosofica, passando da una libera e non dogmatica adesione al decostruzionismo di Derrida a una forma di realismo con forti propensioni verso la filosofia analitica e la fenomenologia della percezione della scuola di Paolo Bozzi. Per difendere la sua nuova posizione, ha scritto parecchi libri, spesso in dialogo con Searle e con altri filosofi analitici.

Una delle sue tesi portanti è l’antitesi che pone tra il concetto di intenzionalità collettiva e quello di documentalità. Egli sostiene due assunti essenziali: per il primo, nel mondo sociale contemporaneo vengono prodotti documenti che manifestano una sorta di “volontà di registrazione”. Il fenomeno potrebbe essere ricondotto alle prime fasi della società industriale, ma ha conosciuto una crescita esponenziale grazie ai dispositivi tecnologici degli ultimi due decenni, come computer, tablets e smartphones. Il secondo assunto si basa sul fatto che la centralità dei documenti conduce a una concezione della normatività (concetto di origine habermasiana) che rende gli esseri umani ricettori passivi delle regole che vengono imposte grazie ai documenti. Una concezione del genere tende però ad escludere un comportamento intenzionale “forte”, giacché gli esseri umani non producono più valori.

Diversa è la concezione di John Searle, che nell’opera The Construction of Social Reality insiste sulla nozione di intenzionalità collettiva. Un tentativo di criticare le tesi di Searle viene proposto da Ferraris quando mostra che non sempre l’intenzionalità collettiva è sufficiente per classificare come oggetto sociale un semplice oggetto fisico. È più facile presupporre che un foglio di carta assuma la funzione di una banconota che conferire tale funzione a una grande estensione di territorio. Per Ferraris bisogna allora ricorrere alla nozione di iscrizione, che sopravviene agli oggetti sociali, determinando la loro autentica natura. La documentalità trova quindi nell’intenzionalità la sua condizione di possibilità. È una sorta di teoria trascendentale, in senso kantiano, in quanto che la seconda presuppone la prima.

Teodosio Orlando

 

2 commenti
  1. Smithk761
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