IL NASO DI JENNIFER LAWRENCE E GLI EXTENDED SIMPLE

Jennifer-Lawrence-Plastic-Surgery-Before-and-AfterL’Italia è parte dell’Europa (la Gran Bretagna no) e il naso di Jennifer Lawrence è parte di Jennifer Lawrence (anche se è cambiato nel tempo). Fin qui ci siamo. Chiediamoci, però, se esiste un buon metodo generale per stabilire se qualcosa sia o meno una parte di qualcos’altro, cioè se esista un principio di individuazione delle parti.

È un problema difficile che come sempre ha elementi convenzionali e pragmatici. Tuttavia almeno un poco dobbiamo rispettare il detto del macellaio platonico, cioè tagliare la carne nei giunti. Anche la realtà va suddivisa in parti non troppo arbitrarie.

Limitiamo la nostra domanda al rapporto fra materia e spazio. Sappiamo bene che dopo le teorie relativistiche non possiamo più parlare di spazio, ma dobbiamo discutere di spaziotempo. Tuttavia per oggi restiamo al caso più semplice. Sappiamo anche che in relatività generale sussiste un’influenza della materia sullo spazio, per cui è difficile distinguere la componente materiale da quella spaziale, poiché la metrica che determina la grandezza delle regioni dello spaziotempo dipende dalla distribuzione di materia. Per evitare questo problema limitiamoci a situazioni in cui la gravità è bassa e quindi tali fenomeni sono trascurabili. Ma i dubbi sollevati dalla fisica contemporanea non finiscono qui. In meccanica quantistica le particelle rappresentate secondo la loro distribuzione spaziale non sono in generale delle palline, ma delle nuvole di possibili localizzazioni. Per evitare questioni di tale tipo occupiamoci solo di particelle rivelate, cioè che sono state localizzate dal processo di misurazione.

Torniamo ora alla nostra domanda: quando qualcosa di materiale ha parti?

Per comprendere meglio il problema, consideriamo un esempio alquanto eccentrico. Un pezzo di materia localizzato in una certa regione di spazio estesa, che non è fisicamente divisibile in parti, che non ha alcun salto qualitativo interno, cioè nessuna proprietà è applicabile a una sua parte, ma non a un’altra, è divisibile in parti?

Alcuni direbbero che, essendo collocato in una regione spaziale che ha parti, anche esso ha per forza parti, poiché deve sussistere una sorta di armonia fra mereologia (la logica del rapporto parte-tutto) e geometria.

Un quark è confinato in una zona dello spazio, non ha alcun tipo di discontinuità e per quel che ne sappiamo non è fisicamente divisibile. È buffo che la voce della Stanford che si occupa di queste strane entità, che vengono chiamate “extended simple”, cioè “semplici estesi” non menziona questa situazione che viene dalla fisica.

Da un punto di vista geometrico i quark sono divisibili, in quanto occupano più di un punto dello spazio. È in parte una questione di gusto se considerarli degli extended simple o meno. Se il principio di individuazione delle parti è quello del macellaio platonico, cioè per avere una parte occorre una qualche giuntura, allora i quark sono extended simple, se invece prevale il principio di armonia fra geometria e mereologia, allora i quark non sono extended simple.

Io trovo più ragionevole individuare le parti in modo platonico e non solo sulla base dell’estensione spaziale, altrimenti in un certo senso si renderebbero impossibile gli extended simple a priori. Ovvero se bastasse l’estensione per avere delle parti allora sarebbe ovvio che gli extended simple sono impossibili.

Anche se un po’ controintuitivi gli extended simple di certo non sono impossibili. Infatti essi possono facilmente essere inquadrati logicamente in una teoria mereologica arricchita di ragionevoli postulati sulle regioni. Basta dire che sono entità che occupano esattamente una regione di spazio non puntiforme e non hanno parti.

Infine gli extended simple sono una vecchia ipotesi della filosofia, che risale alle origini dell’atomismo. Infatti Democrito ipotizzava che gli atomi non avessero parti, pur essendo estesi.

Gli extended simple sono entità strane e belle che aiutano a comprendere meglio l’ontologia di base del mondo suggerita dalle scienze e empiriche.

Vincenzo Fano

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