I LIMITI DEL RELATIVISMO MORALE AD HOMINEM

moral-relativismEsistono molti tipi di relativismo morale. Io mi riferirò ad una delle sue forme più ingenue e problematiche ma anche più diffuse e, secondo molti, intuitive.

Questo tipo di relativismo morale è la tesi per cui la verità e la giustificazione dei giudizi morali non sono assolute, ma relative ad un certo standard stabilito da una persona o da un gruppo di persone.

Secondo questa tesi, quindi, non si può dire in maniera sensata “X è buono in assoluto”. Dirlo, infatti, risulterebbe incomprensibile, perché, secondo i relativisti morali, non si capirebbe a cosa “in assoluto” si riferisce. Si deve aggiungere, per rendere l’enunciato intellegibile: “X è buono secondo questa società X/questa persona X”.

Il relativismo morale è motivato da due fatti empirici:

  • Ogni società ha credenze morali di riferimento. Ad esempio, nella nostra società, l’uomo e la donna hanno dignità morali uguali. Ma questa posizione, naturalmente, sostengono i relativisti, è solo una delle tante. Altre società, ad esempio, potrebbero non condividere questa credenza morale e quindi ritenere l’uomo moralmente più degno della donna o viceversa.
  • Capita che le credenze morali delle diverse società si escludano le une con le altre. Riprendiamo l’esempio di prima. In molte società, l’uomo e la donna sono ritenuti moralmente uguali. Tuttavia, in altre società, questo non avviene. Per esempio, la donna viene considerata moralmente inferiore rispetto all’uomo. Quando due credenze morali sono opposte si verifica un conflitto morale. I conflitti morali come questo, secondo i relativisti, sono razionalmente insolubili a favore dell’una o dell’altra posizione perché è impossibile darne una valutazione assoluta, cioè esterna a certi standard morali di riferimento.

Dunque, siccome non è possibile stabilire la moralità assoluta di alcune tesi che confliggono, è sufficiente sostenere che ognuna di queste tesi è giusta secondo gli standard di chi la sostiene.

Applicando la strategia relativista al problema dello status morale della donna, i relativisti concludono che la parità dell’uomo e della donna è giusta in base ad un certo gruppo sociale e l’inferiorità della donna rispetto all’uomo è giusta in base ad un certo altro gruppo sociale.

Tuttavia, questo relativismo morale ha dei seri problemi ed è una posizione secondo me insostenibile per tre motivi:

  • Secondo il relativismo, non è possibile essere in disaccordo con la società a cui si appartiene. Se le credenze morali di una società sono giuste secondo quella società, i membri di quella società non potranno avere credenze diverse da quelle di riferimento, che per definizione sono giuste.
  • Tutti noi apparteniamo a tantissimi gruppi sociali. Siccome ogni gruppo sociale ha le sue credenze morali di riferimento e tutte sono giuste in base agli standard del gruppo sociale in questione, come facciamo a decidere quali standard morali assumere come giusti? Sarebbe comico rispondere che dobbiamo adeguare le nostre credenze morali al gruppo di cui facciamo parte. Avremmo, direbbe forse Kant, una “moralità variopinta”.
  • Dal fatto che – secondo i relativisti – non si danno giudizi morali impersonali i relativisti concludono che non si possono dare giudizi morali impersonali. Alcuni concludono addirittura che non si devono dare giudizi morali impersonali. Il passaggio indebito da sfera descrittiva a sfera prescrittiva è un grave errore logico. Dal fatto che non parlo sei lingue è impensabile concludere che non posso parlare sei lingue.

 

Bibliografia di riferimento

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Marino Varricchio

Foot, P., 2002 (1979), “Moral Relativism,” in Foot, Moral Dilemmas and Other Topics in Moral Philosophy, Oxford: Clarendon Press, 20–36.

Kölbel, M., 2004, “Faultless Disagreement,” Proceedings of the Aristotelian Society, 104: 53–73.

Smith, M., 1991, “Realism,” in P. Singer (ed.) A Companion to Ethics, Oxford: Basil Blackwell. 399–410.

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