I DUE GEOGRAFI DI CARNAP

download (1)In “Pseudoproblemi della filosofia” Rudolf Carnap sostiene che due geografi, uno idealista e uno realista, potrebbero comunque concordare sulla realtà empirica di una certa montagna, inoltre, dice Carnap, il loro disaccordo verte solo sulla questione della realtà metafisica del monte, questione di principio non empiricamente risolvibile e, come tale, priva di senso.

Due osservazioni: intanto occorre chiedersi esattamente cosa voglia dire Carnap affermando che realista e idealista sarebbero d’accordo sulla realtà empirica del monte. A questo proposito bisogna ricordare che per il realista la montagna è un oggetto fisico che esiste indipendentemente dalle menti e dalla conoscenza, mentre per gli idealisti il monte non è altro che un complesso di esperienze appartenenti a dei soggetti, strutturate e regolari, prodotte, eventualmente, dal funzionamento di principi di natura soggettiva (intuizioni pure, categorie ecc.). Non vedo altro punto di contatto tra idealista e realista che il seguente: entrambi pensano che certi dati immediati di esperienza, intesi in modo assolutamente neutrale, nel senso del monismo neutrale di Russell, manifestano una certa regolarità. Prima questione: questo sarebbe il concetto comune di realtà? A mio avviso il senso comune è schiettamente realista e nel credere che un certo monte sia reale si pensa che esista un oggetto fisico indipendente dai mutevoli ed eraclitei dati immediati, quindi, se mai idealista e realista concordassero sulla realtà di un monte, il loro accordo riguarderebbe la realtà intesa in senso realistico del monte! L’idealista quindi, nei propri momenti non filosofici, sarebbe come il filosofo scisso di cui parla Hume, il quale, quando smette di fare filosofia, torna a credere in tutto ciò in cui si rifiuta di credere quando fa filosofia.

In secondo luogo, se, in fin dei conti, la motivazione che muove Carnap fosse, come penso, superare il dubbio scettico (dichiarandolo insensato) si può sostenere che non sia riuscito a raggiungere l’obiettivo, infatti, come si rese conto lo stesso Carnap, ogni discorso intorno ad oggetti fisici impegna in una serie infinita di previsioni e non è riducibile ad un insieme ben definito di dati immediati (si veda “testability and meaning“) e anche Wittgenstein nelle osservazioni filosofiche sostiene che il discorso che verte sul mondo cosale implica una infinità di asserzioni relative al mondo dei vissuti (Popper anni dopo metterà in luce la natura disposizione del discorso cosale). Lo scettico quindi si vendica: potrà sostenere che col realismo empirico non si risolve nulla e che ogni credenza cosale (da quelle più banali a quelle più teoriche) è priva di basi.

Francesco Sepe

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