HEGEL E KANT FILOSOFI PER L’EUROPA

imagesIl processo di unificazione europea attualmente è in un’evidente situazione di forte crisi, il che ci stimola a riflettere sul suo senso filosofico prima ancora che politico. Da un punto di vista strettamente politico, infatti, occorre dire che alla fin fine probabilmente a molti se non a tutti gli Stati appartenenti alla Comunità Europea non convenga e comunque risulterà molto difficile rinunciare alla propria sovranità nazionale, cosa che sarà invece necessaria quando si dovrà prima o poi passare dall’unione economica a quella propriamente politica. Se dunque vogliamo che i singoli Stati europei optino un giorno futuro per tale difficile ed almeno inizialmente dolorosa scelta, è necessario individuare una motivazione più forte di quella politica. Soltanto una motivazione filosofica può rispondere a tale requisito, essendo anche la motivazione economica per molti Stati semplicemente non conveniente, considerato il livello di benessere da essi raggiunto come Stati nazionali. Ecco perché, dunque, il vero e proprio problema dell’attuale processo di unificazione europea non è tanto da ricercare a livello economico né tanto meno politico, quanto piuttosto nell’aspetto culturale, spirituale e quindi alla fine filosofico.

Per rispondere a tale quesito, ossia quale sia il senso filosofico dell’Europa, bisogna anzitutto riflettere sul concetto di ‘Europa’. Non s’intende, infatti, con tale termine tanto il territorio geografico sul quale insistono i vari paesi che fanno parte a vario titolo della comunità, quanto piuttosto ciò che li unisce da un punto di vista storico, in particolare di storia della cultura, delle tradizioni, delle mentalità. Si tratta, insomma, di quel qualcosa che non si vede, che non è di tipo materiale né è quantificabile da un punto di vista economico, né tantomeno individuabile da un punto di vista politico, bensì si nasconde e vive nell’animo delle persone, dei protagonisti, di coloro che godono dei diritti o anche soffrono a causa dei corrispondenti doveri e sacrifici che tale nuova formazione statale comunque porta con sé, dunque dei cittadini europei.

Da questo punto di vista più profondo, l’Europa ci si presenta come quell’ambito culturale che ha dato vita a tutte le concezioni filosofiche, politiche ed anche economiche, che hanno fortemente contraddistinto il mondo moderno e contemporaneo ed ancora oggi reggono la vita della comunità umana sul pianeta Terra. La prima di tali dottrine è quella che dal 1989 in poi, dopo la caduta del muro di Berlino, appare come la vincente, come la dottrina destinata a dominare non solo nei paesi del mondo occidentale, ma in tutto il mondo: si tratta della  concezione liberale dello Stato e liberista dell’economia, in una parola quindi il sistema socio-economico capitalistico. Esso ha il proprio padre fondatore nel filosofo ed economista scozzese Adam Smith, in particolare nella sua opera del 1776 Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni. Essa si basa sull’assunto fondamentale che l’uomo sia un homo oeconomicus, portato quindi ad agire per il proprio benessere individuale come qualsiasi essere animale che allo stato selvaggio e naturale pensa prima a sé, se non solo a sé. Tale comportamento non conduce però a giudizio di Adam Smith al disordine sociale, alla guerra di tutti contro tutti potremmo dire, ricordandoci la lezione di Hobbes, quanto al suo contrario, ossia ad un’armonia, ad un ordine sociale che si stabilisce grazie a delle leggi di mercato che opererebbero in modo invisibile. Partendo da questo duplice presupposto filosofico ed economico, per Smith lo Stato deve allora semplicemente lasciar agire i singoli soggetti economici, deve mettere meno ostacoli possibile, anzi la sua attività deve consistere nel favorire l’economia e nel combattere quei comportamenti che invece potrebbero fungere da ostacolo alla libera attività economica.

Nonostante la fortissima critica di origine marxista e la conseguente edificazione in regioni importanti del mondo di un modello di società del tutto opposto a quello liberista, nel quale dunque lo Stato domini completamente l’economia, sulla base della concezione filosofica della natura sociale e non egoistica dell’essere umano, la concezione liberista dell’economia e liberale dello Stato si è nel corso degli ultimi due secoli decisamente affermata a livello planetario non soltanto in quegli Stati, quali quelli del mondo occidentale, in primo luogo l’Inghilterra e gli Stati Uniti d’America, che ne sono stati la culla, ma anche nel resto dell’Europa e, secondo modalità diverse, anche negli altri continenti in gradi e modi diversi.

D’altra parte però, tornando al nostro quesito sulla centralità culturale dell’Europa, anche lo stesso marxismo ha avuto origine in Europa. Quindi non solo il liberismo ma anche il socialismo, tanto per sintetizzare le due concezioni filosofiche, politiche ed economiche in due concetti comunemente usati, hanno avuto origine in Europa. Insomma il continente europeo ha dato al mondo sia la sua forma socio-economica attuale di organizzazione filosofica e socio-economica sia anche il suo possibile opposto, dunque quella teoria che ha cercato ed in alcune parti del mondo ancora cerca di costruire una radicale alternativa al progetto capitalistico.

Partendo da queste premesse, la prima conseguenza che possiamo trarre da tale breve schizzo degli ultimi due secoli e mezzo circa di storia, è che l’Europa si presenta da un punto di vista culturale anzitutto come il luogo in cui viene pensata l’organizzazione filosofica, socio-economica e quindi anche politica della comunità umana a livello mondiale.

Cerchiamo ora di capire in primo luogo per quale motivo proprio l’Europa sia stata tale luogo di formazione del nucleo concettuale che ha retto ed ancora regge l’organizzazione politica mondiale internazionale, ed in secondo luogo se essa possa svolgere ancora oggi e nel prossimo futuro tale decisiva funzione di guida culturale dell’umanità.

Riguardo alla prima domanda, la risposta da dare può essere una sola: l’Europa ha potuto svolgere tale funzione universale perché essa è stata la sede geografica della filosofia, ossia dello sviluppo dello spirito, il quale, nel corso di ben 2500 anni almeno, ha compreso di avere in sé la capacità di comprendere il mondo, dunque l’ambiente in cui esso vive, e di conseguenza di capire anche se tale propria vita ha un senso in tale ambiente.

Questo immenso lavoro filosofico, svolto da centinaia e forse anche migliaia di filosofi, anche se noi poi oggi ne ricordiamo solo alcune decine, ha portato proprio intorno alla fine del 1700 alla  dottrina dell’Illuminismo. Essa ha segnato una svolta profonda nella storia dell’umanità, consentendo quel che Immanuel Kant, sicuramente uno dei più grandi pensatori della storia dell’umanità e probabilmente anche il simbolo del pensiero illuminista, ha definito come “(…) l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità (…)”. Con l’illuminismo l’essere umano si rende, infatti, definitivamente conto di essere la sede della ragione e che tale ragione da un punto di vista teoretico è in grado di comprendere il mondo e da un punto di vista etico può realizzare il bene, se lo vuole. Mentre, dunque, fino a Kant o comunque fino al pensiero illuminista anche francese ed inglese, era stata la religione a dominare l’organizzazione sociale dell’umanità, da quel  momento in poi la situazione cambia: la filosofia, dunque la ragione, prende con decisione nelle proprie mani tale organizzazione dello Stato. Gli ultimi due secoli, quindi l’Ottocento e il Novecento, sono stati dominati appunto dalla filosofia, anzi dalle filosofie che si sono contese il dominio della politica e quindi dell’organizzazione della comunità umana.

Abbiamo allora già la prima risposta alla domanda circa il motivo per cui proprio l’Europa sia la sede in cui, almeno fino ad oggi, siano stati pensati i modelli socio-economici dell’organizzazione politica dell’umanità. Si tratta della centralità del nostro continente nello sviluppo della storia della filosofia, la quale, partendo dalla Grecia, sì è poi pian piano nel corso dei secoli sviluppata nelle altre nazioni europee, per esempio Italia, Spagna, Francia, Inghilterra ecc. per trovare poi tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, ma anche poi dopo nel corso dell’Ottocento sicuramente il proprio momento, almeno temporaneamente conclusivo in Germania.

Veniamo ora alla seconda questione, ossia se l’Europa possa svolgere ancora oggi ed in futuro tale sua funzione culturale ed intellettuale di essere il luogo in cui si pensa l’organizzazione socio-economica e politica dell’umanità. Per dare una risposta a tale domanda, cerchiamo un attimo anzitutto di capire qual sia la situazione attuale dell’umanità. In linea generale possiamo dire che i 250 anni circa di sviluppo intenso del capitalismo compreso il tentativo del suo  superamento da parte del socialismo, sono stati sicuramente i due secoli più terribili della storia dell’umanità. Proprio l’evoluzione della tecnica militare, dovuta ovviamente allo sviluppo industriale, a sua volta conseguenza del pensiero liberale e liberista, ha messo nelle mani dell’essere umano armi micidiali, che hanno causato dolore e morte in quantità e dimensioni prima inconcepibili.  Soltanto l’uso della bomba atomica e poi l’evoluzione di questa in bomba nucleare hanno impedito, secondo il principio della deterrenza, che si verificasse una terza guerra mondiale, cui si è andati in alcuni momenti della storia recente molto vicini, con conseguenze assolutamente imprevedibili a livello planetario.

Pertanto, se vogliamo trarre un bilancio dello sviluppo del pensiero liberale nel corso degli ultimi due secoli, non possiamo che trarne un bilancio fondamentalmente negativo, perché, se è vero che il benessere materiale ha allungato la vita media dell’uomo, almeno in Occidente, migliorandone anche la qualità e quindi le possibilità di realizzazione individuale e potremmo dire anche di felicità, com’era del resto nelle intenzioni della filosofia scozzese da cui prese le mosse Adam Smith, è anche vero però che il prezzo pagato a livello mondiale per questo indiscutibile progresso materiale è stato altissimo. A questo punto occorre chiedersi se siamo disposti in futuro a pagare ancora tale prezzo, perché è inutile illudersi che il periodo delle guerre anche nel mondo occidentale sia terminato nel 1945, in quanto purtroppo le situazioni di conflitto che minacciano di degenerare prima o poi in una guerra, che possa coinvolgere anche l’Occidente, persistono tutt’ora e, come del resto è sempre accaduto nella storia, ne sorgeranno ancora altre in futuro. A questa possibilità, purtroppo sempre aperta, di una guerra che da locale possa evolversi in mondiale, v’è da aggiungere poi la questione estremamente attuale del terrorismo,  che, se oggi è arrivato alle armi chimiche, per lo sviluppo inevitabile ed inarrestabile della tecnica prima o poi arriverà ad armi ben più distruttive.

Chiediamoci allora: può fare l’Europa qualcosa per indirizzare la storia futura dell’umanità verso un cammino di pace ovviamente mondiale e quindi, se non distruggere per sempre la possibilità di un conflitto catastrofico, almeno renderlo estremamente improbabile, eliminando quelle cause che in quanto sempre attive, sebbene nascoste, prima o poi trovano un catalizzatore e da latenti diventano attuali?

Ci chiediamo ancora: possibile che l’Europa abbia elaborato soltanto la concezione liberale e liberista, fortemente improntata sull’individuo, e la concezione opposta di tipo socialista, chiaramente improntata sullo Stato proprio in opposizione all’impostazione individualista di tipo capitalista, e non sia riuscita ad elaborare una concezione capace di considerare al proprio interno sia le giuste pretese dell’individuo ad un proprio benessere materiale come  anche ad una propria realizzazione spirituale sia anche la necessità che lo Stato fermamente controlli tale sviluppo individuale e non faccia sì che individui, operanti con scopi egoistici e individualistici, diventino una minaccia per lo Stato stesso, sottomettendo altri individui, magari meno portati all’individualismo e più portati invece ad un comportamento aperto al sociale?

Ed, infine, chiediamoci ancora: possibile che la filosofia nei suoi 2500 anni di storia non sia stata in grado di elaborare una teoria etico-religiosa capace di conciliare l’esigenza naturale dell’essere umano di un rapporto con l’Assoluto e di una concezione etica, da questo derivante, con l’imprescindibile esigenza illuministica e filosofica, che tale rapporto venga concepito ed espresso in termini razionali?

Sempre avendo come punto di riferimento Immanuel Kant, che dai giovani tedeschi contemporanei veniva chiamato ‘padre Kant’, troviamo  nelle sue opere di carattere pratico, in particolare nella Fondazione della metafisica dei costumi (1785) un pensiero importantissimo, il quale, presupponendo il principio della ragione e l’ideale della libertà di stampo chiaramente illuministico e liberale, nondimeno apre l’etica ad un discorso di tipo comunitario: si tratta del secondo imperativo categorico. In esso Kant individua come una regola fondamentale dell’agire etico la considerazione dell’altro essere umano come fine e mai come mezzo. Si tratta di un pensiero storicamente importantissimo, in quanto segna il passaggio dalla concezione illuministica e quindi anche liberale, di cui Kant è da considerare sicuramente il massimo esponente a livello filosofico, alla concezione idealistica, sviluppata da poi tra gli altri da Fichte, Schel­ling e Hegel. In tale concezione filosofica, che ha sicuramente nel sistema filosofico hegeliano il suo momento sintetico, troviamo una dottrina etica, dalla quale deriva poi anche una teoria socio-economica e politica, in grado di individuare il giusto equilibrio tra la realizzazione dell’individuo e la necessità che lo Stato la regoli e limiti, dandole le proprie giuste dimensioni ed anche il proprio adeguato orientamento etico, come anche una dottrina etico-religiosa, capace di coniugare la giusta ed irrinunciabile pretesa dell’essere umano ad un contatto con l’Assoluto con la necessità che ciò avvenga in modo razionale.

La concezione hegeliana dell’eticità, quale si trova nella filosofia dello spirito oggettivo dell’Enciclopedia delle Scienze Filosofiche (1830), rappresenta il momento culminante di tale sviluppo idealistico, volto a superare entrambe le dicotomie, quella tra individuo e Stato, come anche quella tra religione e ragione. Nel concetto di ‘eticità assoluta’ il filosofo di Stoccarda ritiene, a nostro avviso in modo corretto, di trovare il giusto equilibrio tra la libertà del singolo, quale parte del tutto costituito dallo Stato, e la necessità che le varie libertà individuali all’interno dello Stato, di cui fanno parte, trovino una loro armonia, una loro unione così che gli individui possano vivere una vita degna di essere vissuta e la  comunità statale possa essere in grado di garantire ad ognuno, indi­pendentemente dalle condizioni fortuite della propria nascita, una tale vita dignitosa.

Hegel, sulla base di argomentazioni logiche metafisiche che qui non possiamo elencare ma alle quali il filosofo dedica studi durati decenni e che poi confluiscono nella sua Scienza della Logica (1812-16), individua come senso della vita del singolo e quindi sua realizzazione terrena il vivere per quelle istituzioni comunitarie, nelle quali egli viene riconosciuto nella propria dignità di essere umano (uomo o donna), di lavoratore e di cittadino. Si tratta della famiglia, della società civile e dello Stato. Nella famiglia l’essere umano si realizza come marito o moglie, padre o madre; nella società civile come lavoratore; infine, nello Stato si realizza come cittadino. Quel che accomuna tali  istituzioni è l’elemento della creatività: la famiglia è una creazione dell’individuo; nel lavoro l’individuo è creativo e contribuisce a produrre quei beni che servono alla propria comunità e quindi indirettamente attraverso lo scambio economico anche a se stesso; infine, anche lo Stato  è creazione politica, che poi rende possibile sia la vita della famiglia, quindi degli individui che ne fanno parte, sia l’intera organizzazione del mondo del lavoro, dunque della società civile.

L’ideale kantiano dell’essere umano fine per l’altro essere umano è realizzato pertanto nella concezione hegeliana dell’eticità: nella famiglia i coniugi sono fine l’uno per l’altro e ovviamente i figli fine per i coniugi e reciprocamente i genitori devono essere fine per i figli; nel mondo del lavoro il lavoratore deve avere come scopo la produzione di un bene che serva alla comunità e non deve  mai avere il profitto individuale come fine del lavoro, bensì il bene comune, perché ciò gli ritorna, avendo anche gli altri lavoratori come fine la produzione di quei beni che servono a lui; infine, nello Stato il contributo che noi diamo a livello politico sia passivo, eleggendo coloro che poi elaboreranno le leggi, sia  attivo, se ci facciamo eleggere noi stessi, avrà come fine la vita dello Stato e quindi la vita nostra e degli altri nostri concittadini sia presenti sia anche del futuro, dunque le prossime generazioni.

In tale concezione hegeliana dell’eticità assoluta viene pertanto fortemente mantenuta e conservata come fondamento la coppia concettuale ragione e libertà, che è anche a fondamento della concezione illuministico liberale e quindi anche del capitalismo, ma tale libertà e tale ragione non vengono considerate come qualcosa d’individuale e di egoistico, bensì come qualcosa di sociale. La scoperta di Hegel, basandosi ovviamente su Kant, è che la felicità dell’individuo, la sua autorealizzazione non è possibile che nelle forme sociali della famiglia, del lavoro e dello Stato. Soltanto avendo come scopo gli altri esseri umani l’individuo trova il proprio riconoscimento come essere individuale, nelle varie funzioni che esso svolge nella società e nei vari ruoli che in essa assume. Agli altri esseri umani siamo relazionati sulla base di quelle che sono le condizioni anche naturali della nostra vita, quindi l’amore ci conduce alla famiglia, il bisogno di procacciarci i  beni essenziali per vivere ci conduce al lavoro ed infine la necessità di unirci per dominare insieme le difficoltà della vita ci conduce ad unirci in Stato.

Una tale concezione etica e quindi anche socio-economica e politica si rivela essere la giusta via di mezzo tra uno sfrenato ed egoistico individualismo, proprio della concezione liberista di stampo smithiano, che alla fine ha portato soltanto allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, ad una situazione mondiale di concorrenza ed anche di sfruttamento dello Stato su un altro Stato, in ultima analisi dunque alle guerre mondiali ed alla situazione attuale di difficoltà di convivenza tra varie culture in un mondo ormai globalizzato ed unitario, ed un rigido socialismo di stampo comunista, che non è riuscito a comprendere le giuste esigenze di autorealizzazione dell’individuo e quindi a garantire ai singoli quelle libertà fondamentali irrinunciabili da un punto di vista filosofico illuminista, anch’esso ormai irrinunciabile per il progresso dello spirito umano.

 

Da questo punto di vista superiore di superamento della dicotomia individuo-Stato, che ha bloccato il mondo dal 1945 in poi almeno e, per quanto in modo surrettizio, ancora lo blocca, non consentendo quella aperta e pacifica collaborazione fra le grandi potenze che soltanto potrebbe garantire una pace duratura e stabile sul pianeta Terra, si apre la possibilità per l’Europa di confermarsi ancora una volta come lo spazio geografico nel quale vengono elaborate quelle teorie che poi consentono lo sviluppo culturale e spirituale dell’umanità intera. Il tempo dello sviluppo liberale e liberista è ormai finito, come del resto è finito il tempo dello sviluppo socialista e comunista. Quel che si staglia all’orizzonte è un mondo globale nel quale non ci può essere né lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo né lo sfruttamento di uno Stato su un altro Stato, ma neanche è pensabile che le libertà fondamentali dell’individuo vengano calpestate, come avveniva prima dell’Illuminismo. L’Europa grazie alla concezione dell’eticità assoluta, che ovviamente deve essere oggi attualizzata, migliorata, perfezionata, ha fornito comunque all’umanità la chiave per costruire un mondo di pace, nel quale l’individuo possa autorealizzarsi  non contro lo Stato ma per lo Stato, non contro la comunità ma per la comunità. Stato ed individuo non sono dunque due opposti, ma entrambi sono una sola cosa, ossia l’essere umano sociale, non esistendo né una società senza individui né individui senza società. Questa è la base sulla quale costruire un’Europa nuova, la quale non solo costruisca la pace al proprio interno, come del resto sta già facendo e con successo ormai da 70 anni, ma sia anche in grado di costruire tale pace a livello mondiale, perché le altre potenze, gli Stati Uniti, la Russia, la Cina e come anche gli Stati emergenti, sono incapsulate in una visione ormai superata che si fonda o sull’individuo o sullo Stato, ma che non riesce invece a comprendere l’unità di entrambi e, soprattutto, a livello mondiale fanno prevalere il principio dello sfruttamento dello Stato su di un altro Stato, il principio della concorrenza e non quello della cooperazione e della collaborazione.

Anche in questo caso bisogna riferirsi oltre che a Hegel sempre a ‘padre Kant’, il quale nel 1795 pubblicò un testo fondamentale, oggi più attuale che mai: Sulla pace perpetua. Solo una federazione mondiale di Stati liberi può garantire una pace perpetua sulla terra. L’Europa deve prima realizzare al proprio interno tale ideale kantiano, seguendo il principio filosofico e quindi anche socio-economico, dell’eticità assoluta, poi farsi promotrice a livello mondiale di una federazione di Stati, la quale anch’essa si basi sul principio dell’eticità assoluta. Per una pace duratura e stabile sul pianeta Terra non esiste altra possibilità. La filosofia ci ha fornito i mezzi concettuali per realizzare una federazione mondiale, la quale consenta a tutti gli esseri umani una vita dignitosa. Sta a noi, a tutti noi, far sì che che questi principi divengano realtà.

Ma non solo a livello di discorso etico e socio-economico la grande filosofia classica da Kant a Hegel contiene i principi del superamento dell’attuale situazione di blocco nelle relazioni internazionali. Anche a livello di discorso etico-religioso, tale filosofia ci fornisce la chiave per risolvere quella che sempre più appare come l’altro ostacolo alla pace nel mondo di domani, ossia lo scontro tra la civiltà razionale e filosofica occidentale e le culture ancore fortemente ancorate alla religione, con le quali essa inevitabilmente viene a contatto. Anche qui Kant si rivela colui che ha spianato la strada. È del 1793 il suo scritto La religione nei limiti della semplice ragione, in cui il filosofo chiarisce la via che porterà dalle varie religioni singole all’unica religione universale e razionale del futuro. L’intero discorso filosofico hegeliano poi presenta la propria filosofia come una religione razionale, che non è in alcun modo ateismo, in quanto riconosce un Assoluto, dunque un forza razionale creatrice infinita superiore all’uomo finito, da cui questi dipende, ma lo considera immanente e non trascendente, nella natura e non fuori della natura.

Insomma anche nel campo della concezione etico-religiosa la filosofia europea, sviluppatasi in Germania tra fine settecento ed inizio ottocento, ha posto le basi per una concezione di conciliazione e non di opposizione tra l’esigenza umana di un contatto con l’Assoluto ed il principio irrinunciabile della razionalità.

Questa è dunque la missione storica che spetta all’Europa, questo il suo senso filosofico! Aprire ad uno sviluppo di una nuova civiltà che  sia di conciliazione tra individuo e Stato, tra visione religiosa e visione filosofica dell’Assoluto. Così l’Europa si mostra ancora una volta essere il luogo geografico dal quale nasce il nuovo, il nuovo mondo, la nuova società, la nuova speranza per l’umanità, ossia che in futuro ci sia benessere, ma per tutti e non solo per alcuni, libertà ma per tutti e non solo per alcuni, che gli Stati cooperino e collaborino all’interno di una federazione mondiale, che la visione razionale e quella religiosa del mondo trovino in una filosofia, capace di comprendere l’Assoluto, un punto in comune, capace anche di fondare un’etica comune, dei principi di comportamento individuale e sociale condivisi.

Senza una tale condivisione, senza una base comune, sarà molto difficile, se non impossibile, che il mondo ormai globalizzato possa raggiungere mai una situazione di vita dignitosa sul pianeta Terra.

Una nuova filosofia, la quale non faccia altro che esporre in modo semplice, chiaro, comprensibile a tutti, i principi fondamentali del pensiero kantiano-hegeliano, che si presentano come la grande summa dell’intera storia filosofia europea, deve spianare la via all’Europa del futuro, agli Stati Uniti d’Europa!

In questo spirito si è costituito negli ultimi due anni ad Urbino un gruppo stabile di riflessione e di studio della filosofia europea. Tale gruppo s’incontra regolarmente nei locali del DESP, Dipartimento di Economia, Società e Politica. Le date precise così come gli argomenti trattati negli incontri e quant’altro oggetto delle riflessioni del gruppo, vengono pubblicati regolarmente nel sito. Il seminario porta il titolo di Introduzione alla Filosofia e viene pubblicizzato in vari luoghi della città. Vi partecipano studenti di vari corsi di laurea ed adulti impegnati in diverse professioni. Tale gruppo, in quanto ‘europeo’, ha un suo corrispondente anche in Germania, a Lüneburg, dove si svolge un seminario parallelo precisamente con lo stesso contenuto e gestito allo stesso modo. Le attività del gruppo tedesco sono pubblicate nel sito. Sono due attività identiche, speculari, entrambe volte a diffondere come progetto pilota inizialmente in Italia e Germania, ma in futuro anche in altri Stati del continente, una ‘filosofia europea’. Questa vuole essere l’espressione in un linguaggio semplice e vicino alla vita quotidiana, nondimeno rigoroso da un punto di vista logico ed argomentativo, dei risultati fondamentali della storia della filosofia europea. Scopo di tale attività è rendere l’opinione pubblica europea cosciente di aver elaborato nel corso degli ultimi 2500 una propria visione del mondo e dell’uomo di tipo razionale, adatta a svolgere nella società, ormai secolarizzata, la funzione svolta tradizionalmente dalla religione, ossia quella della fondazione di valori assoluti, oggettivi, fondanti appunto l’identità etica del popolo europeo e quindi, in un futuro non troppo lontano, degli Stati Uniti d’Europa. Tale consolidamento dell’identità filosofica ed etica, su basi strettamente razionali, del popolo europeo è particolarmente necessaria in un periodo, quale quello odierno, in cui culture, ancora fortemente legate al dogma religioso ed all’etica autoritaria che ne deriva, entrano a far parte dello spazio culturale europeo.

Marco de Angelis

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