GLI ZOMBIE SON TORNATI

P1-BP329_ZOMBIE_GR_20140303171024Che cosa è un filo di rame? Tutti lo sanno, soprattutto i nomadi che spesso ne rubano dai binari bloccando la circolazione dei treni. Di rame ce ne è sempre meno, è un ottimo conduttore, è facilmente lavorabile e quindi il suo prezzo aumenta.

Possiamo immaginare che molto tempo fa un artigiano da qualche parte in Europa, forse ancor prima che Plinio chiamasse il rame “cuprus” dal bronzo di Cipro, si riferì a un pezzo di rame con la parola “*aramen” (Cortellazzo, Zolli, 4, p. 1028; l’asterisco indica che si tratta di una parola non documentata). Da lì una catena causale ha fatto sì che il rame venisse chiamato “rame” in modo sempre più diffuso.

Un giorno si è scoperto che il rame ha numero atomico 29, cioè che ogni atomo possiede 29 elettroni.

A questo punto entra in scena un filosofo, chiamiamolo Kripkenstein, che si chiede se “avere numero atomico 29” sia una proprietà essenziale del rame o meno. In effetti un pezzo di rame può essere grande, piccolo, assumere varie forme, ossidato o non ossidato ecc., ma tutto il rame ha numero atomico 29.

Un altro filosofo, chiamiamolo “Pierino”, gli fa notare che tutte le proprietà macroscopiche sulla base delle quali l’artigiano stabilisce se un pezzo di materia sia o meno rame sono nomologicamente determinate dal numero atomico del rame. In altre parole esistono una serie di leggi scientifiche che spiegano il colore, la consistenza ecc. del rame sulla base del suo numero atomico. Dunque non è che il rame abbia necessariamente numero atomico 29, ma un elemento che ha numero atomico 29 ha necessariamente le proprietà macroscopiche del rame.

Pierino poi incalza Kripkenstein e gli chiede che cosa secondo lui voglia dire l’espressione “necessariamente” che stanno utilizzando.

Kripkenstein risponde che per farglielo capire deve introdurre una semantica un po’ diversa. Tutti sono abituati a pensare che l’espressione “rame” si riferisca a tutti e soli i pezzi di rame, cioè a quella che si chiama l’”estensione” del termine “rame”. Però, se vogliamo parlare del significato di espressioni come “necessariamente”, dobbiamo introdurre una semantica un po’ più complicata, cioè dobbiamo chiederci che cosa accade n mondi diversi da quello attuale. Mondi dove possono accadere cose diverse da quelle che succedono qui. Allora, conclude Kripkenstein, “necessariamente” significa “in tutti i mondi possibili”. Perciò quando diciamo che “il numero atomico del rame è necessariamente 29” stiamo affermando che è 29 in tutti i mondi possibili.

Pierino non è però soddisfatto, perché nota come Kripkenstein abbia definito il termine “necessariamente” usando il termine “possibile”; il che è palesemente circolare. Infatti in tutta la logica modale vale che “non è possibile che non è equivalente a “è necessario” e viceversa, cioè “possibile” e “necessario” sono strettamente interconnessi. Tuttavia questa definizione può anche andargli bene, prosegue, ma allora “possibile” deve significare “in accordo con le leggi scientifiche che conosciamo”. E allora torniamo a dire la stessa cosa, cioè che il rame ha necessariamente numero atomico 29, perché ce lo dicono le nostre migliori teorie scientifiche.

Kripkenstein prosegue imperterrito attaccando il materialismo sulla base della sua nuova metafisica. Ci sono alcuni che sostengono la cosiddetta “teoria dell’identità” fra mente e corpo, cioè essi affermano che quando usiamo un linguaggio psicologico o un linguaggio neurofisiologico ci riferiamo alla stessa entità, cioè a quello che possiamo chiamare il “mente-cervello”. Inoltre i termini “mente” e “cervello” si riferiscono rigidamente a certi tipi di entità, esattamente come “rame” e “numero atomico 29”, per cui se si sostiene che c’è identità, allora tale identità è necessaria, cioè vera in tutti i mondi possibili. Ma questa conclusione è assurda, poiché possono esistere mondi in cui la mente non è il cervello, quindi la teoria dell’identità è sbagliata.

Pierino è esterrefatto della sicurezza a priori di questa metafisica. Risponde poi che nel ragionamento di Kripkenstein ci sono due errori. In primo luogo “mente” e “cervello” non sono designatori rigidi, ma, senza introdurre i mondi possibili, termini definiti scientificamente tramite una serie di descrizioni. In secondo luogo la necessità a cui giunge K non è metafisica o assoluta, ma nomologica e relativa alle nostre teorie scientifiche, quindi compatibile con mondi logicamente possibili dove la mente non è il cervello.

Kripkenstein un po’ demoralizzato incalza: d’altra parte bisogna ammettere che quando si dice “rame” ci riferiamo a qualcosa che ha molte più caratteristiche di quelle che conosciamo, quindi in fondo la nostra capacità referenziale è superiore alla nostra chiarezza semantica.

Certo, risponde Pierino, su questo siamo d’accordo, l’uomo – e forse anche altri animali – è dotato di “intenzionalità”, cioè della capacità di riferirsi a qualcosa di esterno senza averne una chiara e completa concezione. E di questa capacità straordinaria, che è alla base del linguaggio, non abbiamo ancora una chiara comprensione scientifica. Non solo, per questa ragione dobbiamo continuamente aggiornare le nostre definizioni scientifiche mano a mano che comprendiamo nuovi aspetti della realtà.

A questo punto si intrufola Chalmerstein, che chiede a Pierino e Kripkenstein che cosa pensano dell’enunciato “io sono qui”, che è contingente, ma vero in tutti i mondi possibili.

I due sono un po’ interdetti.

Ve lo spiego io, prosegue C: tu Pierino usi una semantica semplice semplice, dove al termine rame corrispondono tutti i pezzi di rame di questo mondo..

Beh, interrompe P, in alcuni casi mi va bene anche quella a mondi possibili, basta che la si intenda basata sulle leggi scientifiche. In effetti quella a mondi possibili è molto importante per valutare la verità dei controfattuali, ad esempio, in storiografia: “che cosa sarebbe successo se l’Inghilterra a Monaco nel ‘38, non avesse seguito la politica dell’appeasement con Hitler?”

Quindi, prosegue C, seguendo K, abbiamo una semantica basata su un insieme di estensioni a seconda dei mondi possibili. Beh ragazzi occorre una semantica ancora più potente che a seconda del contesto assegna un diverso insieme di estensioni. Con questa semantica si vede che enunciati come “io sono qui” sono veri in tutti i mondi possibili se modifichiamo opportunamente l’estensione a seconda del contesto.

A questo punto, continua C, vi chiedo di immaginare un mondo in cui io sono fisicamente fatto esattamente come adesso, ma non ho alcun stato mentale. È possibile concepire un mondo in cui l’enunciato “un duplicato materiale di Chalmerstein è uno zombie” è vero. Quindi è possibile che esistano degli zombie. Dunque il materialismo è falso, poiché non vi è alcuna necessità che lega la realtà materiale e quella mentale.

Kripkenstein subito ribatte che il passaggio dalla concepibilità alla possibilità non lo convince. Ad esempio, che il rame non abbia numero atomico 29 è possibile, ma si può concepire senza problemi.

Chalmerstein ribatte prontamente che concepibile ha due sensi: 1. concepibile sapendo che io sono in questo mondo e 2. Concepibile in assoluto. Il rame non può avere numero atomico diverso da 29 in assoluto, ma dalla prospettiva di questo mondo è invece metafisicamente possibile. Corrispondentemente ci sono due nozioni di “metafisicamente possibile”, la prima relativa alla concepibilità 1., chiamiamola “epistemica” e la seconda alla concepibilità assoluta. È chiaro che per stabilire la possibilità metafisica assoluta occorrono indagini empiriche, mentre per quella epistemica sono sufficienti considerazioni a priori. Quella epistemica, come gli indessicali, tiene conto del fatto che io sono in questo mondo. Essa si riferisce a ciò che è effettivamente possibile e non a ciò che è controfattualmente possibile.

Perciò si può affermare che da un punto di vista epistemologico è possibile concepire gli zombie quindi il materialismo è falso.

Kripkenstein si sente attaccato da tutte le parti. Da un lato Pierino non accetta la sua nozione di possibilità metafisica e la riduce alle leggi delle nostre migliori teorie, dall’altro Chalmerstein introduce una nozione di possibilità metafisica del tutto a priori.

A Pierino, invece, gira la testa. Non se la sente di controbattere analisi così complesse. Ha però la sensazione che, a parte la scarsa pregnanza della nozione di possibilità metafisica in generale, che non si capisce su che cosa sia ancorata, resta il fatto che se Chalmerstein gli avesse dimostrato che gli zombie sono possibili in senso pieno e assoluto, allora in effetti lo avrebbe convinto. Limitandosi invece ad affermare che sono possibili solo in senso attuale, cioè rispetto al nostro mondo, gli sembra che la portata filosofica dell’argomento sia molto più debole.

Pierino non è un convinto sostenitore del materialismo. Ma certo è persuaso che il rapporto mente-corpo vada discusso su basi maggiormente aderenti ai risultati delle scienze empiriche, piuttosto che tramite queste considerazioni a priori.

VF

2 commenti
  1. Pietro Bondanini
    Pietro Bondanini dice:

    “… Pierino non è un convinto sostenitore del materialismo. Ma certo è persuaso che il rapporto mente-corpo vada discusso su basi maggiormente aderenti ai risultati delle scienze empiriche, piuttosto che tramite queste considerazioni a priori”.
    …. E c’è un perché: Pierino è un opportunista. Da un insieme combinato di eventi sta sempre nella posizione di scoprire un vantaggio. Pierino è il tale che non pensa di esserci, ma è in senso ontologico. Non lasciatelo libero. E’ pericoloso se sconfina dalle sue limitate conoscenze e se le impone ad altri.

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