GIUDA: TRADIRE PER TROPPO AMORE

carl-anderson-judasDopo lo splendido film musicale Jesus Christ Superstar (1973), per molti Giuda è diventato un personaggio simpatico. In una scena efficace della pellicola il cantante nero Carl Anderson, dotato di una splendida voce, recita la parte di un “traditore” costretto dalla volontà divina, rappresentata da due grandi carrarmati. Così venne già presentato Giuda nel vangelo apocrifo a lui intitolato degli inizi del II secolo dopo Cristo.

I grandi scrittori spesso interpongono nella loro narrazione ricostruzioni di scene del Nuovo Testamento. Celebre la leggenda del grande inquisitore di Dostoevskij, preoccupato del ritorno di Gesù, che rischia di sabotare i suoi piani di politica della Chiesa. Splendide le pagine di Il maestro e Margherita di Bulgakov dedicate ai dubbi e le indecisioni di Ponzio Pilato.

A questa collana di perle si aggiunge ora il Giuda di Amos Oz, ultimo romanzo del grande scrittore israeliano. Una riflessione profonda sulla nascita dello stato di Israele e sulla condizione umana.

Shemuel Asch, studente di storia a Gerusalemme nel 1959, sta scrivendo una tesi su Giuda in prospettiva ebraica. Giuda: prototipo dei “perfidi giudei” che hanno ucciso Cristo. Il grande traditore sarebbe stato, invece, nella narrazione di Oz, il primo e ultimo vero cristiano, che avrebbe convinto il tentennante Gesù a salire sulla Croce, persuaso che sarebbe stato capace di scenderne vivo. E invece il Cristo muore come un uomo qualsiasi gridando il famoso versetto dei salmi “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” Giuda allora si rende conto che Gesù non è figlio di Dio e si suicida disperato per aver ucciso inutilmente la persona che amava di più.

Questa è una metafora incisiva della tragedia potenziale insita in tutte le utopie. Gli oppressi, recita uno dei protagonisti del romanzo, non vogliono eliminare l’oppressione, ma di fatto essere loro al posto degli oppressori. Quasi sempre chi vuole salvare il mondo aggiunge sofferenze a esso, invece che redimerlo. Così la nascita dello stato di Israele ha portato nuovo dolore. I dubbi sul sionismo nel romanzo vengono interpretati dal personaggio inventato Abrabanel, che si sarebbe schierato contro Ben Gurion e sarebbe stato etichettato come traditore. Egli avrebbe predetto i disastri che il sionismo stava portando, ma, come Giuda, avrebbe avuto speranze troppo grandi, e neanche lui sarebbe stato capace di proporre una vera alternativa.

Come in Vita e destino di Grossmann, Oz ci insegna che non esiste il Bene, cioè che “bene” è sempre un aggettivo e mai un nome. Contro il platonismo e tutte le forme di assolutismo, l’autore suggerisce che dobbiamo cercare socraticamente le azioni “buone” e non il “Bene”.

VF

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