FERMARE LE TRIVELLE CHE DISTRUGGONO LA RAZIONALITA’

Referendum-sì-o-noIl 17 aprile si vota sulle famose trivelle. In buona sostanza il quesito referendario chiede se le 21 piattaforme che operano entro le 12 miglia nei mari italiani debbano essere chiuse al termine della loro licenza, o se possono chiedere il rinnovo della licenza di estrazione di petrolio e gas.

Molto probabilmente come al solito non si raggiungerà il quorum, per cui il quesito referendario si risolverà in un nulla di fatto.

Non ho un’opinione chiara sulla questione che è molto difficile da valutare, essendo tecnica e di portata limitata.

Tuttavia ragionare è un’attività basata su regole condivise ed efficaci. Perciò possiamo provare a valutare, invece, un volantino che oggi circola molto e si può scaricare qui.

Secondo il testo[1] ci sarebbero 7 ragioni per votare SI’:

1. Il tempo delle fonti fossili è scaduto: in Italia il nostro Governo deve investire da subito su un modello energetico pulito, rinnovabile, distribuito e democratico, già affermato nei Paesi più avanzati del nostro Pianeta.

La prima affermazione è un po’ esagerata, ma certamente almeno in parte vera. La seconda è indubbiamente vera. Non è chiaro però perché da queste asserzioni conseguirebbe che non si devono rinnovare le licenze, visto che non si tratta di NUOVE piattaforme, né di investimenti statali nel settore.

2. Le ricerche di petrolio e gas mettono a rischio i nostri mari e non danno alcun beneficio durevole al Paese. Tutte le riserve di petrolio presenti nel mare italiano basterebbero a coprire solo 7 settimane di fabbisogno energetico, e quelle di gas appena 6 mesi.

La prima affermazione è un po’ esagerata, ma in parte vera. Che trovare dell’ulteriore petrolio o gas non dia alcun beneficio al Paese è invece discutibile. Sulla quantità infine non ho dati per valutare l’affermazione. Quello di cui invece sono sicuro, di nuovo, è che l’estensione delle licenze non ha nulla a che fare con queste tre affermazioni.

3 L’estrazione di idrocarburi è un’attività inquinante, con un impatto rilevante sull’ambiente e sull’ecosistema marino. Anche le fasi di ricerca che utilizzano la tecnica dell’airgun (esplosioni di aria compressa), hanno effetti devastanti per l’habitat e la fauna marina.

La seconda affermazioni riguarda le ricerche di idrocarburi, per cui di nuovo è del tutto irrilevante rispetto al quesito referendario. La prima parte invece è il nocciolo del problema. Se estrarre idrocarburi è inquinante e ha un impatto grave sull’ambiente, NON IN GENERALE, ma per le 21 piattaforme di cui si occupa il quesito e se tale impatto sopravanza gli eventuali benefici dell’estrazione, questo sarebbe il vero problema!

4 In un sistema chiuso come il mar Mediterraneo un eventuale incidente sarebbe disastroso e l’intervento umano pressoché inutile. Lo conferma l’incidente del 2010 avvenuto nel Golfo del Messico alla piattaforma Deepwater Horizon che ha provocato il più grave inquinamento da petrolio mai registrato nelle acque degli Stati Uniti.

La premessa è ragionevole, ma l’incidente Deepwater Horizon non era in una mare chiuso come il Mediterraneo, quindi che cosa c’entra? Più utile sarebbe stata una statistica sugli incidenti nelle piattaforme, che giustificasse la significativa probabilità che avvengano.

5 Trivellare il nostro mare è un affare per i soli petrolieri, che in Italia trovano condizioni economiche tra le più vantaggiose al mondo. Il “petrolio” degli italiani è ben altro: bellezza, turismo, pesca, produzioni alimentari di qualità, biodiversità, innovazione industriale ed energie alternative.

Sulla prima affermazione non ho idea. Non so se le licenze italiane sono più convenienti che in altri luoghi. Vorrei vedere i dati, ma ne dubito fortemente. Sul fatto che il “petrolio” degli italiani sia la pesca, la bellezza ecc. sono in totale disaccordo. L’Italia è stata per tre secoli un’economia basata su quelle cose lì da metà del Seicento a metà del Novecento. Ed era uno dei paesi più poveri del mondo. Invece in pochi decenni nel secondo dopoguerra è arrivata a essere una delle economie più competitive del mondo grazie alla manifattura, anche a contenuto altamente tecnologico. In questi ultimi venti anni stiamo progressivamente tornando verso l’Italia luogo dove si vedono belle antichità e si mangia bene. I risultati economici di questa scelta degli italiani sono evidenti a tutti! Certo il testo parla anche di “innovazione industriale”, ma la mette quasi all’ultimo posto, mentre dovrebbe stare ancor prima del primo.

6. Oggi l’Italia produce più del 40% della sua energia elettrica da fonti rinnovabili, con 80mila addetti tra diretti e indiretti, e una ricaduta economica di 6 miliardi di euro.

Qui il gioco si fa sporco. Il 40% dell’energia elettrica…. ma l’energia elettrica è una parte minima dell’energia utilizzata dagli italiani. E comunque, mica il referendum ci chiede di abolire questa produzione!

7 Alla Conferenza ONU sul Clima tenutasi a Parigi lo scorso dicembre, l’Italia – insieme con altri 194 paesi – ha sottoscritto uno storico impegno a contenere la febbre della Terra entro 1,5 gradi centigradi, perseguendo con chiarezza e decisione l’abbandono dell’utilizzo delle fonti fossili. Fermare le trivelle vuol dire essere coerenti con questo impegno.

Fermare le trivelle non vuol dire diminuire il consumo di idrocarburi, ma eventualmente diminuirne la produzione. Diminuire il consumo e decelerare l’effetto serra è una priorità assoluta, ma di certo non si ottiene vietando il rinnovo delle licenze, bensì favorendo il risparmio, aumentando l’efficienza tecnologica e trovando fonti alternative.

Per concludere: ripeto non ho le idee chiare su come si debba votare a questo referendum. Ho però le idee chiarissime sul fatto che chi ha scritto questi argomenti o è in cattiva fede oppure è un pessimo ragionatore. Forse non gli farebbe male studiare un po’ di filosofia.

Vincenzo Fano

[1] Ringrazio Mario Alai, che mi ha segnalato il testo: una vera e propria miniera per un corso sulle fallacie argomentative!

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