FARE DELLA PROPRIA CRISI OCCASIONE DI RIFLESSIONE

imagesNel 2008 Ermanno Cavallini, professionista affermato più che quarantenne, sfortunato come tanti altri, si è visto crollare il mondo addosso. L’immensa crisi finanziaria ha spazzato via il settore della fabbricazione di Yacht in cui lavorava.

E questa purtroppo è una storia comune. Ciò che rende Ermanno unico è la sua reazione a questa difficile evenienza. Ermanno si è messo, fra le altre cose, a studiare e ha scritto un libro di cui merita parlare.

Ermanno nota innanzitutto che “i soldi non fanno la felicità”. Verrebbe da rispondere “se i soldi non bastano a fare la felicità, figurati la miseria!”. È chiaro che i soldi in una certa misura sono condizione necessaria per il nostro benessere, ma il punto sottolineato da Ermanno è che oltre una certa soglia non sono poi così importanti, forse addirittura dannosi.

Il secondo aspetto del libro è che il Prodotto Interno Lordo non è un’adeguata misura del benessere di un Paese. Occorre sempre di più modificare questo parametro tenendo conto della qualità della vita delle persone.

In terzo luogo l’uomo è un animale sociale e quindi bisogna dare il giusto posto alla collaborazione, più che alla competizione. I grandi risultati si ottengono solo assieme. In questo senso Ermanno è un fautore dell’intelligenza collettiva e dell’uso del web come open source. Le buone idee crescono con la collaborazione di tutti.

In quarto luogo, come già aveva detto Keynes, il vero motore dell’economia reale è il ceto medio. Dunque per evitare l’eccessiva finanziarizzazione del capitalismo a cui assistiamo occorrerebbe tagliare le code della forbice dei salari, cioè stabilire un reddito minimo e un reddito massimo. Da qui il termine, introdotto da Ermanno, “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”.

È chiaro però, aggiungerei io, che una misura del genere, pur ragionevole, come tutte le grandi pianificazioni dell’economia, non può essere realizzata in un solo Paese, poiché rapidamente i capitali e gli investimenti fuggirebbero dalla nazione che avesse promulgato tali leggi. Capisco però la sensatezza e la giustizia insita in questa idea.

Le tesi messe a punto da Ermanno, che ha fatto della sua crisi personale oggetto di riflessione, sono belle. Credo però che, anche se forse abbiamo bisogno dei sogni e delle utopie per vivere bene, non dobbiamo credere troppo in esse, perché i tentativi concreti di realizzare i nostri sogni spesso si trasformano in incubi, come la storia ci ha insegnato.

Vincenzo Fano

2 commenti
  1. Ermanno Cavallini
    Ermanno Cavallini dice:

    Ringrazio tantissimo il professore Vincenzo Fano per l’importante occasione di confronto e approfondimento, nonché degli gli stimoli che mi ha dato.
    Vorrei informare chi ci legge che sto tenendo, invitato da diverse associazioni degli incontri di presentazione/dibattito sulle idee che sono espresse nel libro;
    Al link qui sotto un breve filmato amatoriale fatto da Isa, una partecipante al recente incontro di Marotta di Mondolfo che però può dare un idea dello spirito dell’iniziativa:
    https://www.youtube.com/watch?v=N7eW1nNVXY0&feature=youtu.be
    Se ci sono realtà interessate io sono disponibile a qualunque pubblico confronto. In ogni caso sarà una interessante occasione di riflessione comune su temi che stanno alla base, non solo della nostra economia ma anche della nostra attuale filosofia di vita.
    Per contattarmi e-mail ermanno2007@yahoo.it.
    grazie della vostra attenzione
    Ermanno Cavallini

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  2. Luciano Benini
    Luciano Benini dice:

    Il libro di Ermanno Cavallini è estremamente stimolante. Il cuore del suo ragionamento è totalmente condivisibile: “La prima valvola, dunque, sarà una forma di reddito di cittadinanza simile a quelle già esistenti in altri stati europei (come forse non è sufficientemente noto, nella comunità europea solo Italia e Grecia ne sono del tutto sprovviste). Il troppo ricco invece,è tossico per il sistema perché non reinveste che in minima misura la sua ricchezza nell’economia reale, preferendo piuttosto darsi alla finanza speculativa che, come abbiamo visto, crea sempre più denaro virtuale non più proporzionato ai beni e servizi realmente esistenti. Denaro “virtuale” con cui però vengono acquistati prima o poi, beni e servizi reali, aumentando così sempre più la forbice sociale”. Oggi la politica, totalmente asservita al potere finanziario, non ha nessuna intenzione di intraprendere qusta strada. Sta a noi agire in due direzioni: formare dal basso una coscienza critica su quello che sta avvenendo ( e il libro di Cavallini è molto utile in questo senso) e creare, sempre dal basso, piccole “isole ecologiche” tipo i “condomini solidali”, i “gruppi di acquisto solidale GAS”, piccole comunità dove quello che si vorrebbe facesse la politica lo si fa già subito in piccoli gruppi. Questa è la ricoluzione nonviolenta che occorre mettere in atto, quelle violente hanno riempito i cimiteri senza cambiare nulla.

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