EPISTEMOLOGIA MERAVIGLIOSA DELL’ARCOBALENO

Rainbow-wallpapers-5Uno dei fenomeni più straordinari a cui, con un po’ di fortuna, a volte assistiamo è l’arcobaleno. Il grande arco iridato è anche una buona occasione per riflettere sulla conoscenza.

L’arcobaleno si forma quando una grande quantità di goccioline d’acqua nell’atmosfera rifrangono e riflettono la luce solare. La luce entra nella goccia, viene rifratta, e quindi separata nei diversi colori, riflessa sull’altro lato della goccia e mandata verso il nostro occhio. E’ perciò chiaro che il sole deve stare dietro la nostra testa e mandare i suoi raggi verso le goccioline che stanno davanti a noi. La luce viene riflessa soprattutto a poco meno di metà di un angolo retto, circa 40°, quindi se il sole è troppo alto o troppo basso l’arcobaleno non si vede.

E’ chiaro che tutte le gocce davanti a noi riflettono e rifrangono la luce, ma noi vediamo solo l’effetto di quelle che stanno su un arco, perché il fenomeno si osserva solo dall’angolazione giusta. Se ci spostiamo perciò l’arcobaleno si sposta con noi, ma in realtà è formato da gocce diverse.

Dall’analisi di questo fenomeno impariamo prima di tutto come l’intuizione ci inganna radicalmente. Muovendoci a noi sembra di vedere lo stesso arcobaleno, che però è composto da parti completamente diverse. E capiamo anche che nella nostra intuizione le parti di un oggetto e l’oggetto possono essere senza alcuna sovrapposizione.

D’altra parte non tutto ciò che vediamo è ingannevole. La percezione non è una completa illusione. Infatti la rifrazione dà effettivamente origine alla scomposizione della luce nelle diverse lunghezze d’onda, cioè i colori. L’iride esiste realmente. Certo però noi ne vediamo solo una piccola parte a causa della nostra posizione.

In altre parole esaminando l’arcobaleno capiamo anche l’immensa limitatezza delle nostre possibilità percettive. Infatti il fenomeno capita in ogni direzione, ma noi vediamo solo il semicerchio che ha l’angolo giusto rispetto a noi.

Come si legge su wikipedia, l’arcobaleno suscitò emozioni importanti ai poeti romantici inglesi. Keats sosteneva che Newton, spiegandolo, ne avesse dissolto la meraviglia. Wordsworth, per contro, ben consapevole della sua parziale spiegazione scientifica, ne era comunque profondamente colpito.

Il grande zoologo e divulgatore Dawkins è invece convinto che nulla come la scienza disveli la bellezza della natura. Tanto da prendere le mosse proprio dall’esempio dell’arcobaleno, fin dal titolo di un suo libro.

Di certo non si può negare che gli ultimi quattro secoli siamo stati testimoni del fenomeno che Max Weber chiamava “disincantamento” (Entzauberung). Sicuramente oggi non possiamo senza ipocrisia riproporre vecchi miti che hanno motivato l’uomo per millenni. Resta però che, per chi conosce un po’ le scienze empiriche, l’enormità di ciò che non abbiamo ancora compreso comunque ci sovrasta. Inoltre l’attività di capire i pochi frammenti della realtà che i nostri modelli ci porgono è sempre meravigliosa.

VF

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