EPISTEMOLOGIA DEI TERREMOTI

photo_17131_landscape_650x433Vivere l’esperienza di un terremoto segna la vita di una persona. Ricordo bene nel maggio del 1976, avevo 16 anni, ero a Bologna, il terremoto del Friuli che scosse con forza anche il palazzo dove abitavo al sesto piano. Panico, agitazione, senso di insicurezza. Tutti che correvano, mio padre con mia sorella piccola in braccio. E poi per strada si familiarizzava e solidarizzava fra vicini come mai era successo prima. Per fortuna fu solo un po’ di paura, ma poi per mesi a ogni indizio guardavo il lampadario per vedere se dondolasse.

Anche in letteratura il terremoto ha un suo posto. Splendida ad esempio la breve novella di von Kleist, “Terremoto in Cile”, che esprime con chiarezza la contingenza delle faccende umane.

Anche la peste ha colpito per millenni gli uomini, uccidendoli e rendendo tragica la loro vita. Ma oggi per fortuna conosciamo le cause di questa malattia e sappiamo come curarla, per cui nella maggior parte dei paesi del mondo è solo un ricordo del passato. Si pensi alle drammatiche e splendide pagine di Manzoni sulla peste a Milano a metà del Seicento.

Il terremoto, invece, colpisce ancora. Ne conosciamo più o meno le cause, sappiamo più o meno dove è più facile che capiti, ma non possiamo prevedere quando. L’apparizione di un terremoto è un fenomeno caotico, esattamente come il diffondersi di un’epidemia. Che cosa significa? Vuol dire che bastano piccoli e non facilmente osservabili cambiamenti e il fenomeno accade o non accade. Sono le cosiddette “biforcazioni”, o anche esempi del celebre “effetto farfalla”.

Il mondo è pieno di persone che dicono di essere in grado di prevedere anche quando si verificherà un terremoto. Sono dei ciarlatani. La sensazione che essi abbiano ragione deriva da una nostra inclinazione a cercare conferme invece che provare a falsificare. Pincopallo ha detto cento volte che domani ci sarà il terremoto, oppure cento Pincopalli affermano che in un certo giorno ci sarà il terremoto. Facile che almeno uno volta ci prenda. E allora tutti gridano “avete visto; lui è più bravo degli scienziati! Di lui dobbiamo fidarci!”. E ci siamo dimenticati delle altre novantanove volte che aveva sbagliato, oppure degli altri novantanove che avevano fatto previsioni errate.

Tuttavia il fatto che i terremoti non si possano prevedere nel tempo, non significa che non si possa neanche anticiparli nello spazio. Infatti l’Italia si è dotata di una carta della pericolosità sismica che ci dice quale è la probabilità che nel luogo dove abitiamo nell’arco di 50 anni ci sia o meno un terremoto.

L’Italia da questo punto di vista è ben attrezzata. Già Guglielmo Marconi come presidente del CNR istituì nel 1936 l’Istituto nazionale di Geofisica, una delle prime imprese di big science della storia, i cui archivi, per quel che ne so, sono ancora da studiare adeguatamente.

Se ci pensiamo, che cosa ci ha permesso di domare la peste? Soprattutto la prevenzione. E nel caso dei terremoti è esattamente la stessa cosa. Anche se non possiamo prevedere quando ci sarà il terremoto, siccome sappiamo più o meno dove avrà luogo, possiamo attrezzarci in modo che in quei posti le case siano costruite a regola d’arte.

In questo settore purtroppo noi italiani siamo deboli. Case costruite male e senza i necessari controlli. Ma è questa la direzione in cui dobbiamo lavorare.

VF

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