CRESCERE, ANCHE A COSTO DI RISCHIARE

imagesLa vita umana è vita, questo significa che non può mai fermarsi, smettere di crescere: nel momento in cui ci fermiamo del tutto moriamo. “Chi si ferma è perduto”. Abbiamo bisogno di crescere da ogni punto di vista, specialmente di imparare: come singoli e come società, perché le condizioni in cui viviamo mutano in continuazione, non imparare, non saperne prendere atto, significa restare ignoranti, arretrati.

Abbiamo anche un bisogno fortissimo di sicurezza e autostima, in particolare di sentirci sicuri delle nostre idee, scelte, compagnie, affetti. Più di un limitato grado di dubbi e incertezze non sapremmo tollerare, lo stress del vivere nell’incertezza ci abbatterebbe. Anche lo scettico che professa dubbi su tutto, lo fa a livello intellettuale, ma a livello pratico sarà abitudinario e senza incertezze.

Chi è capace, ha mezzi, forza, e sa di averli, vive tranquillo e su questa base si muove ad ampio raggio con decisione e efficacia. Così la sua forza e sicurezza crescono: è un circolo virtuoso: questo vale per persone e gruppi.

Chi non è forte e capace (oppure non si rende conto di esserlo) per sfuggire lo stress dell’insicurezza deve costruire argini e vivere in difesa: parla solo con chi ha le proprie idee, legge solo i giornali della propri tendenza politica, evita di mettere in dubbio ciò che pensa, per non crearsi incertezze. I gruppi si chiudono al proprio interno, e tra i propri membri privilegiano ed elevano a posizioni di responsabilità o comando non i più intelligenti o versatili, ma quelli più allineati sul modo di fare e di pensare del gruppo.

Qual è la conseguenza di questo modo di agire dei deboli? è che smettono di imparare e di crescere. Così, anche se per un po’ continuano ad andare avanti per forza d’inerzia, in base alla falsa sicurezza che si son dati, alla lunga s’indeboliscono e si chiudono sempre più: è un circolo vizioso. Apparentemente sono più sicuri e forti, ma sono come quei personaggi dei cartoni che presi dalla corsa non si avvedono di aver superato il ciglio del precipizio, e continuano a correre sul vuoto: è solo questione di tempo che precipitino. Pensiamo anche ai grandi imperi e alle grandi civiltà che non hanno saputo aprirsi e rinnovarsi; ad esempio l’impero spagnolo nel ‘500; o l’impero cinese, che dopo esser stato in vantaggio sull’occidente di secoli per quanto riguarda le scienze e la tecnologia ha finito per restare arretrato e venir colonizzato.

Cosa dovrebbe fare allora qualcuno che è realmente debole, e sa di esserlo? valorizzare quel poco di forze e di risorse che possiede (ciascuno ne possiede) e tranquillizzarsi, sapendo che tutti hanno comunque dei limiti. Su questa base, deve avere il coraggio di mettersi alla prova, a confronto con gli altri, senza troppo timore di sbagliare, e così pian piano imparare, allenarsi, e raffozarsi.

Allo stesso bisogno di sicurezza serve avere un amico, e forse più ancora un nemico. E soprattutto un nemico che sia comune a sé e ad altri amici. In tal modo sparisce qualunque dubbio che il nemico sia cattivo e abbia torto, e quindi che io, o meglio ancora noi, abbiamo ragione e siamo nel giusto. Il nemico a volte conta quasi più dell’amico, perché con l’amico, col quale si vive a contatto quotidiano,  alla lunga è difficile esser d’accordo proprio su tutto. Invece al nemico, col quale si sta ben attenti a non aver nessun contatto, è facile attribuire ogni sorta di nefandezze ed errori. Inoltre l’avere un nemico in comune è il più forte collante per il gruppo, nel quale pensando solo al nemico non hanno modo di emergere le differenze piccole o grandi che ci sono sempre tra le persone.

Questo è il meccanismo che tiene insieme organizzazioni come l’ISIS, Al Khaida, ecc. E naturalmente finisce per essere lo steso meccanismo che agisce nel campo opposto, ad es. tra i cristiani che incitano ad opporsi a loro nello stesso modo, fomentando il conflitto religioso ed etnico. In questo modo fanno il loro stesso gioco. Ecco perché il fratello di una delle vittime degli attentati  di Parigi scrive ai terroristi: “non vi faremo il favore di odiarvi”: perché quella sarebbe una loro vittoria.

Contro questo rischio ci ha messo in guardia il Vangelo: “amate i vostri nemici, e pregate per chi vi fa del male”. I cristiani che innalzano il vessillo della guerra religiosa, non si sa bene in base a quale testo sacro lo facciano.

Mario Alai

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