CHE INDIGESTIONE DI ESEMPI FILOSOFICI!

640px-Vegetarian_Curry_largeIl mio piatto preferito è il gâteau di patate. Si preparano dei dadini di scamorza affumicata e di prosciutto cotto, poi si lessano le patate, le si schiaccia, si aggiungono un paio di uova battute, un po’ di sale e la noce moscata. Dopo di che si unge una padella con un po’ di olio e quando è caldo si butta dentro la metà dell’impasto appiattendolo, si aggiungono i dadini di prosciutto e formaggio e poi si ricopre con l’impasto residuo. Si lascia cuocere per qualche minuto da entrambe le parti fino a che la superficie sia un po’ bruna.

Lo mangerei tutti i giorni.

Dobbiamo però variare la nostra dieta, in modo da assorbire i diversi tipi di ingredienti di cui abbiamo bisogno. Soprattutto verdura e frutta, poi cereali e infine un po’ di carne e pesce. Così viviamo più sani.

Come sottolinea Wittgenstein in un bel passo delle Ricerche filosofiche, (§ 593) anche la dieta filosofica non deve essere unilaterale, non dobbiamo cioè nutrire il nostro pensiero con un solo tipo di esempi.

Lo sapeva bene anche Socrate, quando nell’Apologia si meravigliava che l’oracolo avesse stabilito che egli era il più sapiente degli uomini. Ma come, si chiedeva, proprio io che mi sento di non sapere nulla? Proprio per quello era il più sapiente, poiché i poeti riconducevano tutto alla poesia, i medici alla salute e alla malattia ecc. Egli, invece, sapeva di non sapere, perché aveva nutrito il suo pensiero di esempi presi da tutte le scienze.

È così che troviamo filosofi che affermano risolutamente che tutto è interpretazione, poiché hanno studiato solo discipline storiche, la cui base di dati sono i documenti che effettivamente vanno interpretati. E se avessero studiato un po’ di chimica, ad esempio, avrebbero visto che oltre all’interpretazione ci sono anche le proprietà invarianti e quindi oggettive.

Altri che si convincono che la metafisica stabilisce a priori le regole secondo le quali sarebbero costituiti tutti i mondi possibili, salvo il fatto che il giorno dopo che le hanno dedotte si scopre una realtà completamente diversa che non avevano minimamente contemplato.

Alcuni vorrebbero stabilire quali siano le regole generali della conoscenza discutendo animatamente di problemi fondamentali come “quali sarebbero le condizioni di verità e la giustificazione di enunciati come ‘Giovanni bacia Maria’”, senza rendersi conto che sono cavoli di Giovanni e Maria. E gli enunciati da studiare sono altri, tipo “Cesare ha valicato il Rubicone nel 49 a. C.”, “l’esperimento Atlas all’LHC ha rivelato il bosone di Higgs” o “l’ultimo teorema di Fermat”.

Poi ci sono quelli che si chiedono se un tizio che parla una lingua del tutto sconosciuta e dice “gawagai” indicando un coniglio sul prato che corre, forse si riferisce solo a una “fetta” istantanea del coniglio, senza sapere che già dai diari di Cristoforo Colombo risulta che dopo un paio di viaggi in America il grande navigatore aveva a bordo degli indios che traducevano bene dallo spagnolo alle lingue indoamericane e viceversa.

Altri si domandano se per caso non siamo cervelli in una vasca collegati a un supercomputer – come nel film Matrix – che ci darebbe l’illusione di vivere la nostra vita, senza aver considerato che un tale computer empiricamente non può esistere anche fosse grande come l’universo e a ogni atomo corrispondesse un bit.

Ho visto anche che hanno pubblicato migliaia di pagine chiedendosi se un tizio che alle 10 di mattina guarda un orologio rotto fermo alle 10 sappia o meno che sono le 10. E pochi studiano seriamente il problema ben più importante se possiamo affermare in modo giustificato che i fenomeni termodinamici siano fenomeni statistici o meno.

C’è un anche un tale che crede di aver dimostrato che la mente è qualcosa di diverso dal cervello perché riesce a immaginare un suo duplicato che non ha stati mentali e non si rende conto che la sua immaginazione non ha alcun valore cognitivo.

Tutti questi, direbbe Wittgenstein, soffrono di una qualche malattia filosofica dovuta al fatto che nutrono il proprio pensiero solo con esempi che sono per loro più familiari o più attraenti.

Una filosofia sana, invece, cresce e germoglia nei campi delle scienze empiriche, si nutre di esempi tratti dai nostri migliori modelli e interpretazioni e soprattutto vive e si arricchisce di una visione interdisciplinare e dinamica del sapere.

VF

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