CARLO ROVELLI ED EMANUELE SEVERINO

imagesA questo bell’articolo di Carlo Rovelli, Emanuele Severino risponde con una serie di riflessioni imprecise e poco convincenti. Il passo fondamentale dell’argomentazione di Severino è il seguente: la scienza moderna non ha pretesa di verità. Essa accetta che le sue conclusioni siano provvisorie e incerte. Questa rinuncia è dovuta al fatto che essa mira soprattutto a funzionare, cioè a realizzare scopi. Quindi in nome della volontà di potenza essa ha abbandonato la verità.

Tra un attimo affronterò l’argomento di Severino. Intanto segnalo alcuni errori del Filosofo. A un certo punto egli sostiene che mentire è una forma di contraddizione. Il che è ovviamente sbagliato. Mentire significa affermare il falso ben sapendo che è falso.

Più oltre Severino sostiene che è solo utile evitare la contraddizione, cioè che il principio di non contraddizione non è più un dogma della tradizione filosofica occidentale. In questa parte del breve saggio si capisce poco. Il principio di non contraddizione viene formulato da Aristotele nella Metafisica e, in un certo senso, come ogni affermazione metafisica, ha un fondamento empirico. Abbiamo mai incontrato qualcosa che è e non è allo stesso tempo per lo stesso aspetto? Un’altra cosa è il principio logico di non contraddizione, che può serenamente essere violato in condizioni di incertezza, come sanno tutti i logici. Tuttavia violarlo ha un costo cognitivo, cioè per evitare che ogni affermazione diventi vera – ex absurdo quodlibet – si deve indebolire le capacità inferenziali del sistema logico che si sta usando.

Infine, e poi basta con gli errori di Severino, il Filosofo afferma che Gödel avrebbe mostrato che lo sviluppo della matematica può contenere contraddizioni. Il che non è vero. Gödel ha solo mostrato che non è possibile dimostrare la non contraddittorietà di una teoria matematica sufficientemente forte da esprimere l’aritmetica elementare. Come si fa a dedurre che la contraddizione è possibile dall’impossibilità di dimostrare la non contraddittorietà? Se tale dimostrazione avesse veramente a che fare con la contraddittorietà del sistema, allora Severino avrebbe dovuto dedurre che il sistema matematico è necessariamente contraddittorio, poiché come tutti sanno da “non è possibile che non” si inferisce “è necessario” che.

Ma veniamo al punto.

E’ assolutamente vero che le conclusioni cui arriva il metodo scientifico sono incerte, ma questo non accade perché la scienza – chi è poi costei? – abbia “rinunciato” alla verità, ma perché gli scienziati e tutte le persone serie si sono resi conto che non esiste alcun metodo per raggiungere la certezza. Attenzione stiamo parlando di “certezza”. La “verità” è la corrispondenza fra un enunciato e il mondo, mentre la certezza è la nostra conoscenza che un determinato enunciato sia vero. E’ chiaro che noi aspiriamo alla verità. Ma non possiamo mai essere certi di averla scovata. E questo non per il nostro pragmatismo, ma semplicemente perché la certezza è impossibile.

Nell’ultimo paragrafo dello scritto di Severino ritorna il motivo heideggeriano a lui caro: in realtà la ricerca della verità inaugurata dai greci è già volontà di potenza. Oggi la scienza si sarebbe tolta la maschera e rivelata per ciò che è, cioè solo tecnica. A parte che queste personificazioni mitologiche, come l’Occidente, la Tradizione, i Greci, sono grossolane mitizzazioni, come se tutti i filosofi nati in Europa condividessero alcune premesse. Il che è evidentemente falso. Occorre dire di nuovo che Heidegger e Severino commettono un errore semplice, cioè confondono fra ricerca della verità e verità. Il loro argomento a favore della tesi secondo cui la ricerca della verità sarebbe volontà di potenza ha più o meno questo andamento: l’uomo accede all’essere dalla sua particolare prospettiva, che è condizionata da come esso è fatto e dai suoi bisogni, quindi coglie l’essere solo dal suo punto di vista e nella maniera che gli conviene. Quindi la ricerca della verità è volontà di affermazione dell’uomo. Che l’uomo abbia dei limiti epistemici è certo. Ma è anche vero che la ricerca della verità consiste proprio nel tentativo sempre parziale e rivedibile di superare tali limiti. Certamente se qualcuno affermasse di essere in possesso della verità definitiva quella sarebbe in parte una forma di volontà di potenza. Ma la ricerca umana è rivedibile e incompleta proprio per evitare questa prevaricazione.

D’altra parte tale prevaricazione violenta – e quella sì è espressione di volontà di potenza – la si trova in quei pensatori che pretendono di avere un qualche accesso privilegiato all’essere, raggiungibile tramite percorsi iniziatici che passano per l’apprensione di lingue speciali o procedure di purificazione.

Ben venga, invece, la democrazia, il dibattito, le verità parziali e incomplete.

VF

4 commenti
  1. roberto fiaschi
    roberto fiaschi dice:

    Temo che l’autore di questo articolo abbia capito MOLTO POCO circa la filosofia di Severino, e l’accusa di esser “una serie di riflessioni imprecise e poco convincenti” va proprio indirizzata al sig. VINCENZO FANO, il quale si è limitato a riportare brevissimi passaggi di Severino ignorandone _ pare _ tutta la struttura teoretica di fondo volta a leggittimarli e a renderli pertanto comprensibili.In sostanza, VF si risparmia una gran fatica giudicando Severino da spezzoni di frasi decontestualizzati dalla sua filosofia. Quanto poi all’ultima affermazione del presente articolo:

    “D’altra parte tale prevaricazione violenta – e quella sì è espressione di volontà di potenza – la si trova in quei pensatori che pretendono di avere un qualche accesso privilegiato all’essere, raggiungibile tramite percorsi iniziatici che passano per l’apprensione di lingue speciali o procedure di purificazione”,

    ebbene, ecco un tipico esempio di travisamento palese, giacché se c’è un pensatore il quale non predica “accessi privilegiati” è proprio ed innanzitutto Severino, men che meno mediante “percorsi iniziatici […] o procedure di purificazione”.

    Credo non sia irrispettoso evidenziare la eclatante stupidità di un simile giudizio, frutto e di evidente ignoranza e di pregiudizio.

    Ma appena possibile ci tornerò più diffusamente, spero al più presto, grazie.

    Roberto Fiaschi

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    • Referente
      Referente dice:

      La filosofia non si fa con gli insulti e le asseverazioni forti, ma con gli argomenti. Può essere che io abbia detto delle stupidaggini, ma occorrerebbe provarlo con argomenti, non affermarlo con VIOLENZA:

      Rispondi
  2. Simone
    Simone dice:

    Caro VF

    mi pare che le tue critiche al concetto di Verità cui Severino ha accennato in quell’articolo lo confermino invece appieno.
    Chiudi il tuo commento augurandoti che ci siano verità incomplete e parziali, ma è esattamente quanto Severino fa notare: la Storia della Filosofia, almeno fino all’inizio del 900 si è dipanata nella ricerca di UNA verità definitiva. Chiaro che come tu sottolinei tanti e diversissimi contributi la compongono. Il filo conduttore di questi contributi è l’idea che ci sia un unico principio che governi la realtà, dal Dio della Patristica a quello della Scolastica, fino allo Spirito hegeliano.
    Con il ventesimo secolo questa prospettiva unificatrice della realtà si frantuma in infiniti frammenti.
    Picasso, Joyce, Darwin, Freud, Pinter, Eisenberg, solo alcuni nomi di scienziati ed artisti che hanno testimoniato l’impossibilità della tradizione filosofica a condurre il mondo verso un’unica verità.
    Quindi il concetto di costruzione condivisa della realtà, quindi verità parziale, teorie scientifiche che si rinnovano per essere sempre più efficaci come ha provato ad indicare Kuhn

    Ribadisco che Severino sarebbe assolutamente d’accordo con te nel rilevare che la verità odierna è parziale e va costruita democraticamente in un processo continuo.

    È quanto viene da lui indicato come la Follia dell’Occidente

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  1. […] intervento di Vincenzo Fano, proprio su questo blog si è già occupato di varie inaccuratezze contenute in un […]

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