UN ALTRO MONDO E’ POSSIBILE

downloadC’erano una volta tanti anni fa, in un paese lontano lontano, due fratelli, di nome M. e L., che avevano da poco ereditato dai genitori la bella villa sul mare in cui vivevano e una ben avviata aziendina familiare. Perciò i due non se la passavano affatto male, anche se l’azienda aveva risentito della recente crisi economica, e per resisterle era stata costretta a indebitarsi.

Inoltre i fratelli potevano contare su ottime amicizie in paese: facevano parte di un Club di diverse altre famiglie benestanti,  i cui soci avevano molte idee e interessi in comune, si riunivano spesso per eventi culturali o sportivi e per qualche piacevole serata insieme. I loro figli giocavano insieme, e spesso andavano a studiare gli uni a casa degli altri, non di rado trattenendosi anche per alcuni giorni.

Soprattutto, poi i soci si sostenevano a vicenda dal punto di vista professionale ed economico: chi aveva maggiori disponibilità economiche era disponibile a far prestiti a chi ne aveva bisogno, a congruo interesse beninteso, e tutti facevano ottimi affari gli uni con gli altri. Anche l’azienda di M. e L. aveva i suoi migliori clienti e i suoi più affidabili fornitori tra i soci del Club.

Naturalmente tutto questo non derivava da disinteressata generosità, ma semplicemente dal fatto che era conveniente per ciascuno comprare e vendere, prestare e prendere a prestito dagli altri. Anzi, in queste transazioni ciascuno cercava sempre di  tirar l’acqua al proprio mulino, proprio come si fa negli affari, anche con qualche piccolo sotterfugio. Così pure, quando ci si ritrovava insieme, alcuni cercavano di emergere sugli altri, all’occasione non si lasciavano sfuggire qualche battuta alle spalle di qualcun altro, a volte ci scappava qualche alzata di voce, qualche parola grossa o qualche piccolo alterco.

Nessuno però era interessato a portare questi piccoli contrasti a un punto di rottura, perché nonostante l’appartenenza al Club richiedesse di rispettare certe regole o di ingoiare qualche piccolo rospo, era estremamente conveniente, e i vantaggi superavano di gran lunga gli svantaggi. Infatti tutti i soci prosperavano notevolmente, ed il loro paese rivaleggiava in ricchezza con le più grandi città vicine dell’est e dell’ovest.

Tuttavia i due fratelli non erano contenti: i genitori avevano avviato l’azienda grazie ad oculati risparmi, ed avevano allevato anche i figli in uno stile di vita agiato ma sobrio, rifuggendo dal lusso e da spese eccessive. Crescendo, i ragazzi erano divenuti insofferenti di questi limiti. Essi osservavano i membri più ricchi del Club, specialmente E., A. e P., che guidavano auto di lusso e si permettevano vacanze esotiche, e si chiedevano perché lo stesso non avrebbero dovuto fare anche loro. Talora, anzi, si erano detti che quando fosse spettato a loro guidare l’azienda le cose sarebbero cambiate, e sicuramente in meglio.

Adesso infatti erano loro al timone, e decisero di prendere in mano la situazione: M. voleva appunto comprarsi una nuova potente fuoriserie, e L. sognava da tempo una vacanza ai Caraibi. Inoltre era ormai necessario fare nuovi importanti  investimenti nell’azienda per metterla al passo con la concorrenza. Tuttavia i soldi non c’erano. Anzi, tra quelle del Club la loro azienda era la più fortemente indebitata.

Allora M. e L. andarono da E., A. e P. e dissero: “Per favore, fateci dei nuovi prestiti, perché dobbiamo modernizzare l’azienda, e poi abbiamo alcune importanti esigenze personali da soddisfare”. Ma E., A. e P.  risposero: “Ragazzi, purtroppo non possiamo: anche noi siamo stati messi in difficoltà dalla crisi, e poi siamo già fin troppo esposti verso di voi: chi ci dice che sarete in grado di restituirci quel che ci dovete? Cercate intanto di rientrare dei vostri debiti attuali, e in futuro ne riparleremo”.

La villa di M. e L. dava su una bella spiaggetta circondata da scogli. Un giorno, una grossa tempesta condusse sulla spiaggetta una barca carica di stranieri dalla pelle nera. Uno disse: “Fuggo dal mio paese in preda alla guerra civile, la mia casa è bombardata e non ho dove andare”. Un altro disse: “A casa mia c’è la miseria, mia moglie e i miei figli soffriranno la fame se non trovo lavoro qui”. Un terzo disse: “In patria mi sono laureato, ma non c’è alcuna prospettiva se non il duro lavoro della terra. Vorrei far fruttare qui le mie competenze”. E insieme dissero: “Per favore, fateci lavorare nella vostra azienda”.

Ma i fratelli risposero: “C’è stata la crisi, non abbiamo lavoro per voi, e se lo avessimo dovremmo prima assumere la gente del nostro paese”. Allora quelli implorarono: “Almeno fateci entrare in casa, perché siamo bagnati e affamati, e su questa spiaggia le onde rischiano di spazzarci via ogni momento”. Ma M. e L. risposero: “Non possiamo: non ci sarebbe posto per tutti. Anche senza pensare a come ridurreste casa nostra, sporchi e bagnati come siete, se accogliessimo voi allora chissà quanti altri vostri compatrioti arriverebbero, chiedendo di entrare, e alla fine dovremmo andarcene noi.  E poi la siete mussulmani, e la vostra presenza minaccerebbe l’antica tradizione cristiana della nostra famiglia”. E chiusero il cancello.

Tuttavia al pensiero di quei poveretti infreddoliti e affamati sulla spiaggia sotto sotto rimordeva loro la coscienza. Perciò andarono da E., A., P. e dagli altri soci del Club e dissero: “A casa nostra sono sbarcati degli stranieri dalla pelle scura e chiedono rifugio, ma noi non possiamo accoglierli: prendeteli voi!” Ma A. rispose: “Noi ne abbiamo già accolti tanti l’anno scorso, non possiamo prenderne altri”. E. disse: “Noi ne abbiamo tantissimi già dai tempi dei miei antenati, sono ormai troppi”. E P.: “Anche noi ne abbiamo già presi, ed altri stanno cercando di entrare ogni giorno”. Tutti gli altri soci dissero: “Hanno bussato alla vostra porta, sono affari vostri, non nostri”.

I fratelli insistettero: “Siamo una famiglia! I problemi nostri devono esser problemi di tutti, almeno dividiamoli in parti eguali”. Ma i soci risposero: “Ragazzi, di che parlate? Non ci siamo mai sposati con voi, e non siamo una famiglia. Siamo soci di un Club nel quale si può andare d’accordo fin che tutti rispettano le regole e nessuno tenta di imporre nulla a casa degli altri. Se desiderate da noi un favore diteci quale contropartita siete disposti a darci, e ne parleremo”.

  1. e L., che già masticavano amaro per la questione dei prestiti, questa volta si infuriarono e andarono a letto di pessimo umore. Prima di addormentarsi dissero tra sé: “Begli amici! E’ meglio perderli che trovarli! Ma glie la faremo vedere noi: ce ne andremo dal Club”. E così fecero.

Usciti dal Club, gli affari dei due fratelli declinarono immediatamente, perché i soci non acquistavano più le loro merci, e non vendevano più loro le materie prime a prezzi di favore. L’azienda si trovò subito a corto di liquido ed essi andarono a chiedere prestiti fuori dal paese, ma nessuno glie ne volle fare. Infatti tutti dicevano: “Questi erano membri del Club, ma hanno litigato con gli altri soci. Sono persone inaffidabili e non hanno più nessuno alle spalle: chi garantirebbe per i loro debiti?”. Ridotti con le spalle al muro, per trovare ossigeno per l’azienda, si rivolsero agli aguzzini, pagando interessi impossibili, e così ben presto l’azienda fallì. I creditori si presero anche la villa di famiglia. I due fratelli si ridussero come barboni a mendicare per le strade del paese, ma quando gli altri soci passavano non li riconoscevano o facevano finta di nulla. I figli di M. e L. per non morir di fame si adattarono ad andare come sguatteri e donne delle pulizie nelle case di A., E., P. e degli altri soci.

In tutto questo nessuno si ricordava più degli stranieri dalla pelle nera. Essi si erano accampati alla meno peggio sulla spiaggetta, ma un giorno una tempesta più forte del solito li spazzò via e annegarono. Quando M. e L. lo seppero si dissero: “Peccato. Ma abbiamo fatto bene a non cedere, almeno abbiamo preservato la cultura cristiana della nostra famiglia”.

……

  1. e L. si svegliarono da un sonno agitatissimo, madidi di sudore e angosciati per le sventure che si erano abbattute sul loro capo: fallimento dell’azienda, perdita della casa, morte dei migranti. Ma immediatamente compresero che si era trattato solo di un terribile incubo, generato dall’ira di cui erano preda la sera precedente.

Ma ora si doveva impedire che l’incubo si tramutasse in realtà, e per fortuna si era ancora in tempo. Per prima cosa repressero l’istintivo ma disastroso impulso di andarsene dal Club. Poi andarono sulla spiaggia e dissero ai naufraghi: “Vi faremo lavorare per la nostra azienda, e vi procureremo un alloggio semplice ma dignitoso, se accetterete come paga la metà del salario dei nostri connazionali”. Quelli naturalmente ne furono entusiasti, perché era molto di più di quel che avrebbero potuto guadagnare al loro paese: benedissero Allah e restarono eternamente grati ai fratelli.

Non appena la cosa si riseppe i sindacati protestarono: “Quella paga non rispetta il contratto nazionale di lavoro! Se continuerete ad assumere manodopera straniera a metà salario, tutti i nostri operai resteranno disoccupati”. Ma i fratelli risposero: a tutti i dipendenti attuali continuiamo a garantire il salario contrattuale. E promettiamo che in seguito per ogni nuovo lavoratore dalla pelle nera assunto a metà salario ne assumeremo uno di qua a salario intero”.

E così fecero. La cosa funzionò benissimo, perché la nuova manodopera a basso costo consentì loro di abbassare i prezzi del prodotto, battendo la concorrenza. In questo modo l’azienda cominciò a espandersi, e presto fu in condizione di fare nuove assunzioni, col sistema di un lavoratore locale a salario intero per ogni migrante a metà salario. Così anche i sindacati furono soddisfatti, perché per la prima volta da anni la disoccupazione calava, mentre il basso costo medio del lavoro permetteva una continua espansione.

Finalmente l’azienda era in attivo. Non appena in possesso di liquidità M. e L. provvidero ai necessari investimenti tecnologici, e questo rese l’azienda ancor più competitiva. Col nuovo denaro che affluiva iniziarono a pagare i debiti contratti dai loro genitori, così anche la spesa per gli interessi man mano si ridusse. Ben presto non ci furono più debiti né necessità di prestiti, ma anzi fondi disponibili per nuovi investimenti e assunzioni.

Intanto però tutti i lavoratori del paese erano occupati, e a norma del patto coi sindacati i fratelli non potevano più assumere mano d’opera a basso costo. Allora ebbero un’idea. Da quando la loro azienda era tornata prospera, E., A. e P. erano di nuovo cordialissimi con loro, e tutti i soci del Club li cercavano e li ascoltavano. Perciò M. e L. convocarono una riunione e dissero: “Tutte le nostre aziende sono in espansione, e avrebbero bisogno di nuova manodopera. Ma qui al paese sono ormai tutti occupati, e dobbiamo pagare salari molto alti. Perché non delocalizziamo parte delle nuove produzioni nei paesi dei migranti dalla pelle nera? Laggiù con metà dei nostri salari un operaio vive da signore, così essi troveranno lavoro in patria, non saranno più costretti a emigrare e noi produrremo sempre di più e a prezzi concorrenziali”.

Così fu fatto, cessarono quelle tragiche migrazioni e i problemi dell’accoglienza, mentre le aziende del Club divenivano sempre più floride. Col tempo, poi, la gente dalla pelle nera impiegata in patria cominciò anche a risparmiare e mise in piedi delle piccole imprese locali. In tal modo aumentò la richiesta di manodopera, e di pari passo aumentarono anche i salari, avvicinandosi a quelli in vigore nel Club. In una parola, anche in quei paesi arrivò una certa prosperità, ed essi offrirono nuovi interessanti mercati per le aziende del Club. Alla lunga, inoltre, l’estendersi dell’area del benessere e del mercato globale rese meno frequenti e dannose le crisi cicliche dell’economia mondiale.

A questo punto i fratelli si dissero: “Abbiamo risollevato l’azienda, salvato i naufraghi, soddisfatto i sindacati e risolto il problema dei migranti: adesso non potremmo pensare un po’ anche a noi stessi?” E poiché non avevano più problemi finanziari, M. si comprò non solo quella nuova potente fuoriserie, ma anche una Ferrari rosso fiammante, praticamente identica a quella che aveva appena vinto il campionato di Formula 1. Invece L.  non solo si fece l’agognata vacanza ai Caraibi, ma vi comprò una lussuosa residenza dove trascorreva lunghi periodi di relax abbronzandosi al sole.

 

Mario Alai

N.B.: Questa storia è completamente immaginaria, e ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale