LE OPINIONI NELL’EPOCA DELLA PRESUNTA POST-VERITA’

downloadChe cosa significa “ragionare” nella nostra epoca, dominata dalla molteplicità delle fonti, dall’immensità delle banche dati disponibili, dall’enormità del numero di persone che studiano, dall’alfabetizzazione di massa, dal facile accesso all’informazione, dalla semplicità di produzione dei contenuti?

Per prima cosa occorre fare estrema attenzione alle nostre emozioni. Un conto è il “desiderio di sapere come stanno le cose”, che è un fondamentale motore di conoscenza, un conto, invece, il “desiderare che le cose stiano così e così” che ci porta a cercare conferme alle tesi che vorremmo fossero vere, senza metterle seriamente alla prova. Quindi una prima regola da rispettare è la seguente:

I. Diffidare di tutte le fonti che comunicano con un’evidente animosità. Fidarsi soprattutto delle presentazioni pacate, che non solo illustrano una tesi, ma discutono anche le sue possibili obbiezioni. Dubitare anche della propria animosità.

Forse ancor più importante di questa prima regola è la fiducia che, benché esistano migliaia di opinioni diverse, la verità sia unica. Anche se è molto difficile accertare come stanno le cose, tuttavia le cose accadono e sono in un unico modo. Anche se tutti sostenessero che la Terra sia piatta, ad esempio, essa continuerebbe a essere quasi sferica. Non confondiamo quindi la “verità” con la “certezza”. La verità c’è sempre, è la certezza che quasi sempre ci manca. Noi non siamo nell’epoca della post-verità, che è una contraddizione in sé, ma nell’epoca della post-certezza; e questo ormai da molti decenni. Dunque:

II. Le cose stanno in un solo modo.

Tuttavia non possiamo mai essere certi di nulla. Non essere certi, però, non significa che sia più probabile che le cose stiano così e così, piuttosto che in un altro modo. Quindi tutte le nostre opinioni hanno un grado più o meno alto di probabilità di essere vere. Per questo la conoscenza del calcolo delle probabilità, delle sue regole e dei suoi trabocchetti è essenziale al pensiero critico. La regola successiva è quindi:

III. Non esiste certezza, ma solo opinioni più o meno probabili.

Molti sostengono che esistono fatti, ma non dati, ovvero che, pur essendo che le cose stanno in un certo modo, noi non abbiamo un accesso diretto ai fatti, cioè i fatti non ci sono dati. Effettivamente quasi tutti i fatti che ci interessano non ci sono dati. E quindi dobbiamo trovare delle strategie per accertarli.

Per quel che ne sappiamo, noi siamo anche frutto di un adeguamento degli esseri viventi all’ambiente. Ragion per cui, non solo le nostre sensazioni – come già sapeva Cartesio – ma anche le nostre intuizioni intellettuali non educate sono distorte dalla ricerca di ciò che è utile e dall’evitamento di ciò che è dannoso. Dunque:

IV. Le nostre sensazioni e i nostri ragionamenti spontanei non sono affidabili.

Tuttavia c’è una ragione per cui essi non possono essere del tutto inaffidabili. Infatti l’ambiente a cui ci siamo adattati è in continua evoluzione, spesso anche per mano nostra. Quindi, se la nostra immagine immediata dell’ambiente fosse guidata esclusivamente dal nostro utile, non saremmo in grado di fare i conti con i cambiamenti che incontriamo. Ne segue che in parte cogliamo spontaneamente come stanno le cose, anche se dobbiamo sempre controllare. Perciò:

V. Dobbiamo distinguere fra gli aspetti delle sensazioni che sono più informativi e quelli illusori, nonché affinare le nostre intuizioni mediante l’esercizio.

La nostra conoscenza dunque non è mai un mero registrare, ma sempre un formulare ipotesi. Come si fa a controllare le nostre ipotesi? La prima regola aurea è la seguente:

VI. La probabilità che una certa ipotesi sia vera aumenta mano a mano che la controlliamo in situazioni diverse.

Se incontro un cigno bianco nel posto X e dopo un’ora ne vedo un altro e poi vado nel posto Y e anche lì i cigni sono bianchi, aumenta la probabilità che tutti i cigni siano bianchi.

Attenzione: le ipotesi vanno spesso riformulate. Se vedo un cigno nero dopo averne visti 100 bianchi, ho sì falsificato l’affermazione “tutti i cigni sono bianchi”, ma ho confermato l’affermazione “il 99% dei cigni sono bianchi”.

Altra regola importante:

VII. La probabilità che una certa ipotesi sia vera diminuisce all’aumentare del suo contenuto informativo.

Ad esempio, prima di aver fatto controlli, la probabilità che “tutti i cigni sono bianchi” è maggiore di “tutti i cigni sono bianchi e hanno le ali”. Per questo le ipotesi complicate hanno bisogno di più conferme per essere accettate.

Un’ultima regola fondamentale per il ragionamento induttivo è la seguente:

VIII. La probabilità che un’ipotesi generale sia vera se estesa a un nuovo caso aumenta tanto più quest’ultimo sia simile a quelli già presi in esame.

Vedo delle tracce molto simili a quelle che ieri si sono rivelate essere dovute al passaggio di un topo, quindi anche oggi l’infame ratto è passato.

Ci sono molte altre regole del ben ragionare, ma queste tre sono già molto utili.

Occorre poi distinguere fra le intuizioni del profano e quelle dell’esperto, anche se pure queste ultime non sono mai del tutto affidabili. E la propria intuizione la si affina tramite la pratica. Ricordiamoci che oggi su quasi qualsiasi tema è molto difficile farsi un’opinione adeguata, per cui il nostro lavoro è più quello di stabilire quali siano le persone di cui fidarsi su un certo argomento che quello di raggiungere una nostra opinione con i soli nostri mezzi. Quindi:

IX. Attribuire più probabilità all’ipotesi messa a punto da un esperto che a quella formulata da un profano.

Infine c’è una regola aurea, che vi darà molte soddisfazioni. Spesso capita di ascoltare la stessa opinione da fonti molto diverse. Questo è un segnale molto importante a favore della verità di quella opinione. Se un gruppo di persone tutte in contatto fra loro pensano A, questo non aumenta la probabilità di A. Ma se persone diverse, portatrici di interessi differenti, pensano A, allora l’ipotesi aumenta significativamente la sua probabilità di essere vera. Se, invece una sparuta minoranza sostiene A, nella maggior parte dei casi, non sempre, A non è vera.

X. Fidarsi della convergenza di opinioni fra fonti diverse. Diffidare delle opinioni sostenute da pochi.

Ciò malgrado talvolta i pochi hanno ragione, ma occorre che vagliate attentamente le loro argomentazioni.

Vincenzo Fano